Messina – Il vertice in Procura: dagli “sciatori” alla gestione dell’emergenza dell’epidemia in città

Una riunione in Procura poco “top secret”, visto che la notizia è sul quotidiano locale, ed è giusto che non lo sia. I cittadini hanno diritto di sapere che la Procura ha finalmente deciso di indagare sulle questioni che collegate potrebbero dare una chiave di lettura più chiara su quanto sta accadendo a Messina. E per questo siamo grati al Procuratore Maurizio De Lucia ed a tutti coloro che hanno partecipato al vertice in Procura.

La linea del contagio passa per la sanità: in città con che modalità i vulnus del contagio si sono accesi passando da ambulatori, cliniche ed ospedali, colpendo prima i “soldati” di questa guerra per poi passare ai pazienti? Questa è una delle domande sulle quali i vari fascicoli di indagine della Procura che sono stati o verranno aperti nei prossimi giorni, devono vertere. L’art. 438 c.p., da noi evocato nel TG di Tirrenosat è uno dei capi di accusa più pregnanti, ovvero la diffusione dell’epidemia. Così come l‘art. 55 del codice di procedura penale ed il 328 c.p. sono quelli inerenti eventuali comportamenti omissivi da accertare e che potrebbero essere costati e probabilmente ancora costeranno contagi e speriamo non morti, a Messina. E poi ci sono altre ipotesi di reato che la Procura dovrebbe prendere in considerazione inerenti ai ritardi evidenti con i quali sono stati somministrati i tamponi e quelli “commissivi” derivanti da ciò che è stato e ciò che non è stato fatto e si poteva fare per arginare i contagi. In molti in questo momento, compresi sindacati ed associazioni immuno depressi chiedono la testa del direttore La Paglia. Ovviamente tutto ciò ha il valore di ipotesi, scaturente dalla storia tragica delle ultime settimane, che passa soprattutto per le mancate autodenunce da parte di chi rientrava in città passando da zone rosse e per i mancati accertamenti e controlli sulla cui dinamica è importante indagare. Anche se in questo momento più importante è rinforzare e dotare delle giuste “armi”, i presidi di sicurezza, la schiera di truppe composte da medici ed infermieri che stanno lottando con “fionde e clave” contro un nemico invisibile e pericoloso.

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