Coronavirus: cos’è e perché fa paura nel mondo che ormai si è fatto piccolo

25 gennaio 2020

Il Coronavirus umano non è una novità. Fu identificato per la prima volta a metà degli anni ’60 e fino ad oggi se ne conoscono sette specie diverse, la maggior parte delle quali identificate nel nuovo millennio. E’ un virus che dagli animali, come pipistrelli e cammelli, ha fatto il salto cosiddeto di specie diffondendosi anche all’uomo. La paura che evoca deriva dalla sua facilità di diffusione e per i sintomi subdoli con cui si accompagna. E’ un’influenza che però si accompagna ed evolve con complicazioni a livello respiratorio e renale con una mortalità di 3/4 casi su 10, almeno per quella che viene definita sindrome mediorientale. Appartengono alla famiglia dei coronavirus la SARS e la MERS, le forme più severe e pericolose, quelle per intenderci riscontrate in Cina.

I sintomi più diffusi sono quelli della classica influenza: febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Le complicazioni più gravi sono la polmonite, la sindrome respiratoria acuta grave, l’insufficienza renale e persino la morte. I coronavirus umani comuni, infatti, di solito causano malattie del tratto respiratorio superiore da lievi a moderate, come il comune raffreddore, che durano per un breve periodo di tempo.

I casi di MERS sono riscontrabili principalmente nella penisola arabica. I sintomi della sindrome respiratoria acuta grave, per la quale non si registrano piu’ casi dal 2004 in nessuna parte del mondo, includevano febbre, brividi e dolori muscolari che di solito progredivano in polmonite.

È comunque importante, nel caso si verifichino sintomi, informare il proprio medico di eventuali viaggi o di recenti contatti con animali (per esempio viaggi nei Paesi della penisola arabica o contatti con cammelli o prodotti a base di cammello). I coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso: la saliva, tossendo e starnutendo; contatti diretti personali (come toccare o stringere la mano e portarla alle mucose); toccando prima un oggetto o una superficie contaminati dal virus e poi portandosi le mani (non ancora lavate) sulla bocca, sul naso o sugli occhi; contaminazione fecale (raramente)” (Fonte AGI).

Non esistono al momento, vaccini per il virus. La maggior parte delle persone infette guarisce spontaneamente. Tuttavia, spiega l’Istituto Superiore della Sanità, “è possibile ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, seguendo alcuni accorgimenti: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche; starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso; evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate; evitare contatti ravvicinati con persone che sono malate o che mostri sintomi di malattie respiratorie (come tosse e starnuti); rimanere a casa se si hanno sintomi; fare attenzione alle pratiche alimentari (evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate); pulire e disinfettare oggetti e superfici che possono essere state contaminate. È possibile alleviare i sintomi assumendo farmaci per i dolori muscolari, articolari e la febbre”

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