Sinistre d’opposizione – ATM UN GRANDE PASTICCIO

Messina, 6 gennaio 2020 – Comunicato stampa

Da mesi tiene banco la questione arroventata ATM che continua a dividere il fronte sindacale e scomporre e ricomporre la virtuale maggioranza in consiglio.  Se la firma del “SalvaMessina” segnava uno spartiacque netto tra le forze sindacali, le votazioni in consiglio comunale, invece, sul percorso di liquidazione ATM e successiva costituzione SPA hanno creato malumori e divisioni nella maggioranza virtuale che sostiene la Giunta. 

Al di là dei tatticismi politici, una cosa è sotto gli occhi di tutti: gli atti presentati dalla Giunta in Consiglio relativi alla liquidazione dell’ATM e alla costituzione della nuova società contengono fortissime criticità. Si è tentato impropriamente, dopo intimidazioni e ingiurie da parte del Sindaco, di relegare a ruolo di passacarte il consiglio comunale, che, piaccia o no, è deputato ad approvare atti fondamentali (pertanto anche per le Aziende Speciali) così come previsto dagli artt. 42 e 114 del Testo Unico degli EE. LL.

A noi pare del tutto evidente che la scelta di liquidare l’ATM sia il prodotto di una chirurgica ed ostinata opzione politica, presentata forzatamente come atto dovuto: una decisione necessaria, frutto di una insostenibile mole debitoria.

In sintesi, per rafforzare la diagnosi dell’Azienda moribonda, per la quale la soppressione rappresenta l’atto medico necessario, si è alterata la cartella clinica aggravando il quadro clinico del paziente per accompagnarlo alla morte.

Il balletto preoccupante sui debiti dell’Azienda, le cifre da capogiro inserite nel piano di Riequilibrio, le delibere di Giunta sul passaggio dei beni alla costituenda ATM SPA, le sistematiche osservazioni dei revisori dei Conti, le dichiarazioni contrastanti del Sindaco in Aula sui vari passaggi del piano di liquidazione e infine le errate interpretazioni del Segretario Comunale dell’art. 50 dello statuto ATM e di una sentenza del CGA sul ruolo del consiglio sulla liquidazione delle aziende speciali, hanno generato un’immensa confusione
Cerchiamo però di essere chiari: è del tutto evidente che l’azienda da un decennio, per mala gestione e meno risorse, non gode di ottima salute, non prendiamoci in giro. Ma è altrettanto vero che da qualche anno la cittadinanza ha sentito un miglioramento del servizio rispetto agli anni in cui i bus erano apparizioni celesti ed interi quartieri erano scoperti.
Alla luce di ciò quanto è utile ai lavoratori e ai cittadini, che pagheranno comunque i debiti inseriti nel Piano di Riequilibrio, la liquidazione di una azienda speciale che svolge statutariamente un servizio pubblico essenziale? La nascita di una società SPA in house providing garantisce un servizio pubblico al riparo da rischi di indebitamento? Sono previste nel nuovo statuto le norme che rendano concreto l’esercizio del c.d. controllo analogo che garantiscono all’affidatario un’influenza determinante sia sugli obiettivi strategici che sulle decisioni gestionali più importanti?
L’azienda speciale sebbene si articoli separatamente dall’ente locale è tuttavia saldamente integrata in esso; ha un fine pubblicistico, per natura non persegue interessi puramente economici, ha una limitata autonomia ed è sottoposta ad un controllo autentico. La società SPA seppur con capitali totalmente pubblici, in virtù della natura privatistica, ha un carattere imprenditoriale e quindi le finalità lucrativa non si possono escludere. 

La giurisprudenza è innanzitutto estremamente mutevole sulle società in house, pertanto essa si muove su terreni normo-amministrativi incerti; la dottrina ha evidenziato a più riprese il rischio della sua efficacia economica sui raggiungimenti degli obiettivi sociali, pur tuttavia in estrema ipotesi, individua l’house providing come modello più analogo alle aziende speciali soprattutto per i profili di specialità che possiedono.

Il problema nasce ovviamente a valle, ma l’intervento degli EE.LL. può smorzare il carico normativo neoliberista lanciato a bomba sulla vita dei cittadini. Il comune come Ente di prossimità, terminale vivo, a contatto diretto con le persone, è incaricato a portare a termine il ruolo di ultimo esattore, con il compito rigoroso di avere i conti in ordine e pagare i debiti accumulati nel tempo con interessi. Questi categorici e tassativi obblighi antisociali si traducono fattivamente con tasse al massimo, meno servizi pubblici, più multe, svendita del patrimonio immobiliare, ritiro progressivo del ruolo pubblico del comune nella gestione dei servizi essenziali ecc.

Nel caso di specie ci preme ricordare che i soggetti in house e la loro forma giuridica societaria, sono coerentemente il corollario naturale di indirizzi politico/legislativi finalizzati a promuovere un processo teso alla privatizzazione. La riduzione dei trasferimenti dallo Stato verso gli Enti Locali per ridurre il debito pubblico, le leggi nazionali sulle liberalizzazioni del TPL (legge Bassanini, decreto Burlando, ecc) le spinte mercatistiche sugli obiettivi strategici nazionali e sulle decisioni gestionali più importanti del TPL dell’Europa (Regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio) e la crisi economica della Regione Siciliana con conseguente rischio tagli del Fondo TPL, hanno concorso alle trasformazioni delle Aziende Speciali comunali in Società SPA.


A Messina stiamo arrivando ora e con una serie di atti amministrativi preliminari del tutto incerti e pasticciati. Ad esempio l’art. 19 bis dello statuto della nuova azienda ATM (giustamente soppresso in aula) e l’art. 7 prefigurano un rischio privatizzazione. 

Siamo preoccupati per le sorti dei lavoratori! Per loro si prevede un nuovo anno incerto sia per lo stipendio di dicembre, attualmente a rischio come dichiarato dal commissario liquidatore Picciolo, sia per il passaggio contrattuale nella nuova SPA. Siamo preoccupati e indignati per i nuovi aumenti tariffari che colpiranno maggiormente le classi più disagiate della città: il biglietto ATM più economico passa da € 1.20 a €1.50 e varrà per cento minuti e gli abbonamenti mensili e annuali arriveranno rispettivamente a 35€ e a 250€. Che coincidenza: tutto esattamente come Roma (!) ma banalmente con un’offerta diversa per i cittadini.


Alla luce di questi fatti riteniamo che solo uno stop netto alla privatizzazione selvaggia che propone il sindaco De Luca può fermare la devastazione di un servizio pubblico. Servizio da migliorare sicuramente, ma l’unico in grado di soddisfare i bisogni sociali di mobilità dei cittadini soprattutto più poveri e di salvaguardare i diritti dei lavoratori. E dati i caratteri consociativi dei consigli comunali, che abbiamo visto all’opera, e dato l’aspetto dirompente dell’attacco neocapitalista ai trasporti, riteniamo in prospettiva, nel medio-lungo periodo, che solo il controllo sociale dei lavoratori può salvaguardare e conciliare efficienza del servizio pubblico e tutele degli addetti al trasporto.    Il sindaco De Luca ha grandi responsabilità politiche e sociali: sono intollerabili i suoi bluff continui e le sue bugie (ultimo il procurato allarme sull’interruzione del pubblico servizio a partire dal 1° gennaio 2020, smentito da una delibera approvata dalla stessa giunta!). Se ne vada via col suo teatrino volgare, socialmente avvilente, insieme ai gruppi affaristici che lo sorreggono! È questo l’augurio che come sinistre d’opposizione facciamo per il nuovo anno a questa città!

Le sinistre di Opposizione:

Antonio Currò, per il partito della Rifondazione Comunista di Messina
Giacomo Di Leo, coordinatore provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori

Nicola Balestri, per Sinistra Anticapitalista di Messina

Rodolfo Barbera, per il PCI di Messina

Ivan Calì, per Potere al Popolo di Messina

Cristoforo Tramontana, segretario circolo comunista ” ventunounoventuno “  Antonio Bertuccelli, Fronte di resistenza comunista di Messina                                      

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