“RICETTOPOLI”: medici compiacenti per farmaci a tossicodipendenti

“Tu non hai titolo a prendere” questo farmaco. “Ma ti rendi conto che sono anni, che fate ste cose…?.. Anni…!!.. No giorni…!!.”. Così, non sapendo di essere intercettato, si rivolgeva ai suoi “pazienti” il medico di Cosenza interdetto per un anno dall’esercizio della professione nell’ambito dell’inchiesta “Ricettopoli” che ha portato all’interdizione anche di 3 farmacisti, all’esecuzione di 6 misure agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e 3 agli arresti domiciliari, e all’invio di un avviso di garanzia nei confronti di altri 4 farmacisti. L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza insieme a quelli del Nucleo antisofisticazione e sanità col coordinamento del procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo e del pm Margherita Saccà, ha preso le mosse da una segnalazione dell’Azienda sanitaria provinciale su un esponenziale incremento delle prescrizioni di un farmaco oppioide a base di ossicodone, utilizzato per le cure palliative e del dolore severo in patologie neoplastiche o degenerative ed ha scardinato un articolato sistema attraverso il quale alcuni tossicodipendenti, con la compiacenza del medico, riuscivano a rifornirsi in alcune farmacie del medicinale, successivamente spacciato quale valido sostituto dell’eroina. Il medico, per giustificare la propria condotta dinanzi ai responsabili degli Uffici di medicina di base, aveva riferito di essere stato vittima del furto di 10 ricettari, ma dagli accertamenti non sono risultate denunce. Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno rilevato, tra il 2015 e il 2019, 2.360 illecite prescrizioni, per un totale di 4.720 confezioni del farmaco contenenti, ciascuna, 28 compresse aventi un dosaggio compreso tra 20 e 80 mg, con una quantità spropositata ed incompatibile anche con l’uso raccomandato dall’Aifa per singolo paziente. Da alcune intercettazioni sarebbe anche emerso come il medico fosse cosciente dei rischi per la salute dei suoi “pazienti” ma incurante di questo. Dalle indagini è emersa anche la truffa al Servizio sanitario nazionale da parte di tre farmacisti e degli intestatari delle ricette, visto che i costi dei medicinali finivano a carico del Ssn per un ammontare di 175.947,96 euro. Alcuni farmacisti, animati da interessi di natura economica, in più occasioni, avrebbero anche invogliato gli indagati ottenere ulteriori prescrizioni abusive, segnalando la disponibilità del farmaco. Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno anche avviato le procedure per il sequestro preventivo della somma nei confronti dei tre farmacisti destinatari delle misura interdittiva. Un altro aspetto contestato agli arrestati è quello di avere falsificato le ricette ricevute dal medico modificando a mano il dosaggio. (ANSA).

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