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LEGAMBIENTE MESSINA – Contro gli incendi risorse insufficienti e turni massacranti per gli operatori. Il verde dei Colli a rischio

- 30/08/2023
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Nota stampa LEGAMBIENTE MESSINA

Ancora altri incendi dopo quelli già drammatici del mese scorso (che da soli erano bastati a fare del 2023 l’anno peggiore, dal 2017, per gli incendi nel circondario messinese): in questi giorni il fuoco è tornato, e questa volta più in alto, fin dentro i boschi dei nostri colli, dove (fortunatamente) più di rado lo si vede e anzi si tende spesso a pensare che ne siano “esenti” rispetto alle martoriate macchie che, assai di frequente, bruciano.

L’incendio di questi giorni si è sviluppato a partire da una zona nei pressi della Madonnuzza-Camaro ed è risalito fino a lambire la strada che dal Centro Neurolesi arriva alle Quattro Strade e, più su ancora, fino al crinale all’altezza di Puntale Ferraro e dell’ex Colonia principe di Piemonte.

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Ancora una volta poteva andare molto peggio… per la maggior parte della zona interessata il fuoco è stato “radente”, ossia di sottobosco, passando di rado direttamente alle chiome degli alberi, così che il danno alle superfici colpite non è totale. Ma si tratta del cuore dei boschi più belli dei nostri colli, un segno pericolosissimo che deve mettere in guardia: nulla è scontato, niente è insensibile al fuoco, l’immensa ricchezza di questi boschi, cui troppo spesso noi messinesi non diamo il giusto valore, resta fragile e vulnerabile. Per chi ha presente il paesaggio, si tengano come monito i monti di Palermo che circondano il capoluogo: alture potenzialmente bellissime, quasi completamente spoglie, coperte di una bassa vegetazione estremamente degradata, che brucia e ribrucia di continuo. Niente assicura in eterno che i nostri verdi colli non possano ridursi allo stesso modo un giorno.

Occorre purtroppo notare ancora una volta, come già più e più volte rilevato da molte parti (http://www.legambientesicilia.it/…/25-07-2023-incendi…/http://www.legambientesicilia.it/…/15-04-2023-sicilia…/https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/sos-incendi/) che la capacità di intervento di antincendio boschivo è assolutamente inadeguata tanto quanto a forze disponibili tanto quanto a dotazione di mezzi e capacità reale di intervento del personale. Non è qui la sede per ulteriori più approfondite considerazioni, ma riportiamo alcuni aneddoti significativi:

– durante gli incendi di fine luglio, alcuni nostri soci si trovavano nei pressi di Massa San Giorgio, nel tentativo di proteggere un piccolo appezzamento di terreno a forza di secchi d’acqua e battifuoco. Dopo che già il fuoco era passato tutto intorno al terreno e restavano perlopiù solo focolai isolati, un mezzo leggero dei vigili del fuoco arrivava, con due vigili a bordo, stremati da turni massacranti (14 ore il giorno prima, a quanto riferito); i due vigili chiedevano ai nostri di poter riempire la cisterna del mezzo, al che, pur facendo presente che l’unica acqua disponibile arrivava con una pressione insignificante, veniva comunque accettata. Informati del fatto che in un terreno vicino si trovava un serbatoio ad uso agricolo di grande capienza dove poter rifornirsi d’acqua, riferivano che la cosa non era possibile a causa del fatto che il loro mezzo non disponeva di una pompa per aspirazione…

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– Nella giornata di ieri, un nostro socio ha percorso il sentiero didattico che parte da puntale Ferraro, passando a ridosso delle zone appena percorse dal fuoco per constatare la situazione; al ritorno sulla strada principale, incrociava un forestale alla guida di un pandino di servizio, il quale, vedendolo arrivare dal sentiero, chiedeva a lui informazioni sullo stato delle cose… che tale constatazione non la stessero facendo i forestali stessi appare paradossale. In quei momenti, peraltro, i canadair (fortunatamente) continuavano ad effettuare lanci continui sul bosco, ma non vi era più un fronte definito del fuoco quanto piuttosto una serie di focolai sparsi, piccoli ma chiaramente potenziali esche per la ripartenza delle fiamme. In questo quadro i lanci aerei sono molto dispersivi, mentre un serio intervento da terra potrebbe essere risolutivo; ovviamente occorrono squadre composte da persone sufficientemente giovani, ben attrezzate e competenti… e fatta salva la competenza (e in molti casi l’abnegazione) che non si mette in dubbio, le altre due caratteristiche perlopiù scarseggiano…