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COVID: E adesso anche i “furbetti” dei ristori. Denunciati due gestori di pompe di carburanti

COVID: E adesso anche i “furbetti” dei ristori. Denunciati due gestori di pompe di carburanti

1 febbraio 2021

Dopo i furbetti del vaccino adesso anche quelli dei ristori. Si tratta di due titolari di distributori di carburanti di Palermo che avevano percepito l’erogazione di un ristoro economico pari a 90 mila euro per dichiarati danni economici a causa della pandemia. Ma al momento della verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate si è accertato che il reddito dichiarato come in deficit tra l’aprile 2019 e l’aprile 2020 era stato sottovalutato di ben 10 volte. I due sono stati denunciati per indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato, dalla guardia di finanza del comando provinciale che ha anche richiesto il sequestro di beni per un valore equivalente alla somma incassata.

I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, nell’ambito delle attività finalizzate a contrastare i tentativi di speculazione sulle forme di ristoro previste per le imprese e per le persone in difficoltà a causa del Covid 19, hanno analizzato i flussi finanziari e i movimenti bancari degli impianti di carburante accertando che i titolari, A.A. di 29 anni e D.M. di 32 anni, per ottenere i contributi avevano dichiarato falsamente di avere subito perdite di fatturato.

La ricostruzione del reale volume d’affari dell’azienda ha consentito di appurare l’indebita percezione per spese di carattere personale che nulla avevano a che fare con l’attività di impresa. La procura ha emesso due decreti di sequestri preventivi d’urgenza convalidati dal gip per 89.700 euro. I due gestori hanno presentato per via telematica, l’istanza all’Agenzia delle Entrate. L’ammontare del ristoro viene, poi, calcolato applicando una percentuale sulla differenza tra il fatturato del mese di aprile 2019 e quello del mese di aprile 2020, a condizione che la contrazione sia comunque superiore ai due terzi. I controlli effettuati hanno invece dimostrato come gli indagati avrebbero indicato nell’istanza presentata un fatturato di circa 10 volte inferiore rispetto a quello effettivo. 

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