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Ospedale di Milazzo: Co.A.S. Medici denuncia il ricovero “fuori reparto” troppo frequente

30 dicembre 2020 – Nota del sindacato Co.A.S. Medici – Mario Macrì

Accade sempre più frequentemente che il personale medico del Pronto Soccorso, quando ricorre la necessità di ricovero per un paziente e i posti letto del Reparto di Medicina sono tutti occupati, disponga “motu proprio” il cosiddetto ricovero “fuori reparto”, senza prendere in considerazione la possibilità di trasferire il paziente presso il Reparto di Medicina dei PP.OO. aziendali di Patti, di Sant’Agata di Militello e di Taormina o di altre A.O. del SSR, e, della Spedalità Privata Convenzionata.
Questo, comporta che la gestione clinica resta in carico ai medici del Reparto già saturo di Medicina e invece l’assistenza infermieristica spetta al reparto di accoglienza.
Il c.d. ricovero “fuori reparto”, non può prescindere da criteri di appropriatezza professionale, organizzativa ed etica. Alla scrivente Organizzazione Sindacale, sembra che soprattutto il secondo e terzo criterio di appropriatezza siano spesso disattesi.

ll malato “in appoggio” o “fuori reparto” è di fatto un malato che gravita in un “limbo”: giuridicamente ne è responsabile un medico che non è, né fisicamente sempre presente, né immediatamente rintracciabile, il malato è poi assistito da personale infermieristico che non sempre per tipologia e complessità di assistenza è idoneo alla sua gestione, si pensi a un paziente polipatologico e fragile che viene assistito in ORL o in Ortopedia (come spesso accade).
Più grave ci sembra il fatto che Il medico che si deve occupare di questi pazienti, si trovi a dover gestire un numero (spesso 4 o 5) di pazienti aggiuntivo superiore al previsto.
Tutto ciò espone il medico al rischio di “burnout syndrome” egli, infatti, è sottoposto a un chiaro peggioramento delle condizioni lavorative. Questo aspetto da noi sottolineato più volte sembra non interessare per nulla il personale medico del PSG, questa Direzione Medica di Presidio e la Direzione Strategica Aziendale.

Per tornare all’appropriatezza etica, la scrivente O.S. si chiede: il paziente, viene mai “informato” del fatto che le cure gli sarebbero meglio prestate in un altro P.O. nel reparto di pertinenza e che potranno esserci difficoltà a relazionarsi col medico che lo ha in cura se ricoverato in un reparto diverso? Spesso questi ricoveri sono fatti quando ad es., a pochi chilometri, nella Medicina di Patti ci sono posti letto liberi! A noi questo sembra un fatto ingiustificabile e molto grave!
La sicurezza dei pazienti rappresenta uno degli elementi centrali per la promozione e la realizzazione delle politiche di governo clinico.
Il ricovero “fuori reparto” fa lievitare il rischio clinico.
È forse necessario ricordare a chi legge, cosa s’intende per “rischio clinico”: è la possibilità che un paziente subisca un “danno o disagio involontario, imputabile, alle cure sanitarie, che causa un prolungamento del periodo di degenza, un peggioramento delle condizioni di salute o la morte”.

Orbene, tale prassi può essere causa di:
⮚ Un prolungamento della degenza;
⮚ Un aumento di mortalità e riammissioni entro 30 giorni;
⮚ Una riduzione del grado di soddisfazione di pazienti e operatori con timori reciproci circa la
qualità e la sicurezza delle cure;
⮚ Un maggior numero di chiamate durante le ore notturne in pronta disponibilità, data l’assenza
del turno di guardia attiva (obbligatoria nella Medicina di un DEA di I livello).
Il paziente “fuori reparto” quindi rischia di essere vittima del sistema di cura anziché centro del sistema di cura.

Si tratta di una vera e propria distorsione del modello gestionale/organizzativo del sistema assistenziale, ormai trasformata in prassi e con proporzioni insostenibili, che mette a serio rischio la qualità delle cure aumentando nel contempo considerevolmente il rischio clinico degli operatori sanitari: i ricoveri “fuori reparto” creano le condizioni favorevoli al verificarsi dell’errore. Non è più tollerabile accettare
un’allocazione dei pazienti non dettata dai bisogni assistenziali ma dalla carenza del sistema.
Sembra addirittura superfluo sottolineare come sia stato del tutto disatteso il D.A. 1584/2018 “Linee di indirizzo alle aziende sanitarie per la gestione del sovraffollamento nelle strutture di pronto soccorso della Regione Siciliana” pubblicato sulla GURS n.41 del 21/9/2018 e la Direttiva Assessoriale 9348/19 di quest’ultima consigliamo l’attenta rilettura, quantomeno, delle tabelle riassuntive 1, 2 e 3 a pag.6.

Per quanto sopradetto la scrivente Organizzazione Sindacale condanna fortemente l’illegittima prassi dei ricoveri cosiddetti “fuori reparto” o “in appoggio”, diffida il MCAU, la Direzione Medica di Presidio, la Direzione Sanitaria e quella Aziendale ad abusare sistematicamente della prassi di ricoverare i pazienti in soprannumero in carico al Reparto di Medicina del PO di Milazzo in reparti diversi dove non possono, e come potrebbe mai essere altrimenti, ricevere le cure adeguate, lasciandoli ignari dell’aumentato rischio clinico (mancanza di un consenso informato specifico) cui saranno sottoposti. Condanna, altresì, la sovraesposizione a ingiustificabili fattori stressogeni e possibili errori professionali del personale medico, giunto al limite di sopportazione.

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