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USCA – Medici di famiglia: “Non adeguata sorveglianza domiciliare su pazienti Covid”

“Gli ospedali scoppiano, i medici di famiglia sono al collasso. La sorveglianza sanitaria dei pazienti Covid a casa la stiamo facendo noi, ma se serve un’ecografia per controllare la polmonite, le Usca (Unità di continuità assistenziale) non ci sono. Non si sa dove e come siano state istituite e quando ci sono non comunicano con noi. La politica si faccia un esame di coscienza”. A lanciare l’allarme sono i medici di famiglia della Federazione nazionale medici di medicina generale (Fimmg) e del Sindacato medici italiani (Smi). “Le Usca sono fondamentali, sono l’anello di collegamento tra i medici di famiglia e gli ospedali. Sappiamo che in alcune regioni come Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia alcune Unità sono partite a macchia di leopardo, ma non abbiamo alcuna informazione. Non ci è stato comunicato nulla e nulla sappiamo delle altre regioni”, afferma il segretario generale dello Smi Pina Onotri (nella foto). E continua: “Se visito un paziente Covid che ha la polmonite e non ho a disposizione un laboratorio per un prelievo ematico o una ecografia, sono costretta a mandarlo in ospedale. Così salta la cura domiciliare. Le Unità di continuità assistenziale avrebbero dovuto fare proprio questo”. Il vice segretario nazionale della Fimmg Domenico Crisarà racconta la situazione in Veneto: “Qui alcune Usca sono entrate in funzione, ma è incredibile che con noi medici di di Medicina generale non sia stato avviato alcun rapporto, non ci parlano”. “La realtà è che non si può pensare alla riforma sanitaria del territorio senza coinvolgere chi sul territorio ci sta tutti i giorni. Le Usca – conclude – sono state pensate per essere un supporto dei medici di base, ma questo supporto non si vede”.

Fonte dottnet

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