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COVID – Assistenza domiciliare, “reclusa dal 15 di ottobre con un tampone di cui non si sa nulla”

Sono positiva e reclusa in casa da giorno 15 ottobre senza aver fatto il tampone perché era positiva mia sorella…”

L’assistenza domiciliare secondo il Governo è una delle armi per combattere il virus. Ma era anche l’arma migliore della prima ondata. E se a marzo e ad aprile di questo funesto anno l’assistenza a domicilio non funzionava e la gente si sentiva reclusa ed abbandonata, non accade meglio in questa seconda ondata. La Sanità pubblica siciliana dimostra di non aver imparato un bel niente dal recente passato.

Un caso su tutti rappresenta l’emblema della disorganizzazione e dell’emergenza in cui si sta agendo. Emergenza che cozza con il principio della pianificazione.

Riceviamo oggi una segnalazione da parte di una donna che è rinchiusa dal 15 ottobre scorso in isolamento domiciliare a causa della positività della sorella.

Nella sua lettera elettronica ci scrive delle difficoltà incontrate per essere sottoposta al primo tampone ed al secondo, del quale non sa più nulla, costretta, responsabilmente dunque, a continuare a rimanere reclusa in casa. Inoltre nessuno la chiama per fornirle e per acquisire informazioni sul suo stato di salute. Nessuno controlla il rispetto del suo isolamento fiduciario.  La persona in questione è un’infermiera di uno degli ospedali della città, mentre la sorella è anche coordinatrice. Pazienti dunque consapevoli e preparati, ma cosa potrebbe fare per salvarsi da solo un anziano?

La lettera:

Sono positiva e reclusa in casa da giorno 15 ottobre senza aver fatto il tampone perché era positiva mia sorella . Ho fatto il tampone giorno 24 ott. Dovevo rifare il tampone il 3 novembre ma nessuno si è fatto sentire quindi il 4 smuovo il mondo e finalmente il 4 sera vengono a fare il tampone. Da venerdì mi rimandano per il risultato ad oggi. Oggi ancora non hanno il risultato e rinviano ancora. Volevo segnalare questo grave disservizio, non si può lasciare la gente abbandonata e reclusa senza dare nessun informazione. Da premettere che come da protocollo avrebbero dovuto in questi giorni di isolamento chiamare ed informarsi sull’andamento della malattia“.

Riteniamo che ASP, USCA, nonché l’Ordine dei Medici, e l’assessore Razza si debbano prendere carico di questa realtà molto preoccupante.

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