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Cateno De Luca ed i numeri dei posti letto nel messinese. “Perché si è atteso fino al 30 ottobre?”

La situazione che Cateno De Luca, sindaco della Città Metropolitana di Messina, consegna ai cittadini non è serena neanche per lui. Lo dice chiaramente: “Vista la situazione io posso stare sereno? Certamente no!” dichiara durante la sua diretta televisiva di ieri. “Al 30 ottobre la disponibilità di posti letto in terapia intensiva era davvero preoccupante per un territorio di ben 650 mila abitanti circa” dice De Luca, ricordando che il numero di posti disponib ili in terapia intensiva era prossimo allo ZERO. “Adesso sono stati fatti degli aggiustamenti che portano i posti di terapia intensiva ad un totale di 33 nel messinese, tra il Policlinico, il Papardo, Barcellona e Taormina. Ma non è certo una situazione tranquilla“. A non far diminuire la preoccupazione del Sindaco, nonostante l’incontro di ieri con tutti gli organi preposti ad affrontare l’emergenza sanitaria COVID a Messina, dall’ASP all’Università, fino al Neurolesi, è la percentuale di posti letto occupati, tra terapia intensiva e posti ordinari, che è di circa il 75%. Una percentuale elevatissima visto che andiamo verso il freddo invernale e l’inizio della fase acuta sia per il Covid che per l’influenza stagionale.

In particolare al Policlinico si è passati dai 12 posti in terapia intensiva di fine ottobre ai 20 posti odierni di cui, però, ne sono occupati al momento ben 15 posti.

Al Papardo la disponibilità al 30 ottobre era pari a zero ed è passata a 7 posti odierni, di cui occupati 5. Mentre a Barcellona da zero si è passati agli attuali 2 posti disponibili. Al Sirina di Taormina ne sono stati attivati nel frattempo 4. “Su un totale di 33 posti di terapia intensiva in città siamo oggi ad una percentuale del 75 % di posti già occupati” dichiara dunque il Sindaco.

Non migliore la situazione dei posti di degenza ordinaria per Covid: 

Al Policlinico su 45 posti sono occupati 33, al Papardo su 40 sono occupati 27, a Barcellona di 40 posti di degenza ordinaria per Covid, sono occupati 31.

La domanda è dunque: cosa si è fatto durante l’estate? Come sono stati spesi i fondi regionali che dovevano servire a potenziare la sanità locale per affrontare la seconda ondata di epidemia da Covid-19? Perchè tutto si è rimesso in moto dopo il 30 ottobre?

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