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SPOSARSI AL TEMPO DEL COVID: “QUANNU L’AMURI VOLI, TROVA LOCU”

“Ringraziamo ancora la bellissima famiglia di Villa Musco per il miracolo che ha realizzato, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo”.

(Dalla recensione di Margherita & Enrico)

Tutto all’aria. I tavoli, il menu, le primizie di stagione, le speranze. L’ho pensato un pomeriggio guardando fuori dalla finestra. Continuavo ad immaginare la faccia di Margherita quando le avrei detto: “dobbiamo rimandare tutto”. Vi assicuro amiche mie, per la prima volta dall’inizio di questa emergenza sanitaria, ho seriamente creduto di non potercela fare. Fu lei stessa poi a confessarmi che, nonostante un primo momento di rifiuto, aveva maturato la convinzione che l’inizio del lockdown non prometteva nulla di buono e sarebbe stato meglio posticipare. La data fissata era il 9 maggio 2020. Evidentemente non ci sarebbe stato nessun matrimonio.

 

IL COVID COME IL GRINCH DELLE FAVOLE. Questa care amiche, fu solo la prima battuta d’arresto. L’assurdità della situazione che il mondo si era ritrovato ad affrontare ci lasciava in parte perplessi. Era qualcosa più grande di noi, nessuno avrebbe potuto prevederlo. Abbiamo guardato in faccia la realtà e ci siamo detti che era tempo di riprogrammare. Avremmo lasciato trascorrere l’estate nella speranza che il caldo avrebbe smaltito da sé gli ultimi strascichi della pandemia e abbiamo fissato la nuova data al 17 ottobre.
C’E’ UN EROE IN OGNI FAVOLA CHE SI RISPETTI. VOLEVO ESSERE IO. Mi sono immersa nell’organizzazione. Gli sposi erano letteralmente adorabili. Margherita, un uragano di vita, mi ha travolto con la sua solarità. Una ragazza decisa, sicura di sé e di quello che vuole. Enrico è la sua spalla perfetta. La guarda innamorato, la ascolta ammirato. Alla fine, però, la sua parola è la chiosa incontrovertibile. Si affidano l’uno all’altra, c’è stima reciproca. Si completano. I silenzi introversi di Enrico celano un’ironia british tutta da scoprire. Margherita è un libro aperto. Del nostro primo incontro ricordo le risate. Fu un appuntamento quasi esilarante, lo rivivo nei miei ricordi come un colpo di fulmine. Entrambi sapevano cosa avrebbero desiderato e condividevano la passione sconfinata per il mare. Da qualche tempo vivono a Lugano, lontani dalla loro terra. Hanno creato legami a doppio nodo con Messina, avvertono forte la mancanza degli affetti e dell’odore del sale. Ecco perché il loro giorno perfetto non poteva prescindere dal richiamo delle onde.

LOOK AT THE SEA, UN MATRIMONIO “VISTA MARE”. Il tema del mare mi ha ispirata immediatamente. Decisi di rappresentarlo in maniera romantica, attraverso i versi dei poeti. Scelsi una frase di Fabrizio Caramagna per l’anima del tableau: “Che poi, io il mare lo ascolterei all’infinito. A tutto volume. Con gli occhi puntati sul soffitto del cielo. A immaginarmi la vita”.

 

È chiaro che, a quel punto, il rimando cromatico non poteva esprimersi se non attraverso il bianco e l’azzurro. Gli inviti furono consegnati dagli sposi a Natale, quando ancora ignoravamo ciò che, di lì a qualche settimana, sarebbe accaduto. Cartoncino avorio con ricami e dettagli azzurro polvere ed un nastrino blu a sigillo. Ciò che avevo creato era da un lato il frutto di uno studio meticoloso che mi lasciava soddisfatta, dall’altro la mia personale rivincita contro gli imprevisti. Se non fosse che, a una settimana dalle nozze, un nuovo DPCM piombò sulle nostre teste.

 

NON E’ PIU’ TEMPO DI RIMANDARE. Le nuove disposizioni governative limitavano le cerimonie ad una presenza di 30 persone. Avevamo un problema. 60 invitati e nessuno doveva restare a casa. Per margherita ed Enrico era l’inizio di un nuovo incubo. Decidemmo di fissare un incontro urgente in Villa. C’eravamo io, mio marito Claudio, mio padre Tindaro, gli sposi e la mamma di Margherita. Provammo a sviscerare qualsiasi idea avessimo per non mandare tutto all’aria, di nuovo. Da parte nostra c’era la massima disponibilità a fare tutto ciò che potesse renderli felici. Alla fine arrivò la soluzione. E vi assicuro, fu qualcosa di mai visto prima.

DOUBLE WEDDING, TEMPO DI SPLIT! Due matrimoni! Esatto amiche, proprio così. Due diverse cerimonie, una a pranzo ed una a cena. Gli invitati sarebbero quindi stati divisi in due gruppi. Per noi rappresentava un impegno maggiore, avremmo dovuto allestire la sala per due volte nello stesso giorno. Organizzare due pasti, due aperitivi, due tagli della torta. Ma non era un problema. Era la soluzione. Splittammo letteralmente la festa. In ognuna delle due cerimonie gli sposi fecero il loro ingresso in Villa con la gioia negli occhi. Margherita era raggiante nel suo abito bianco con corpetto a evidenziare il punto vita e l’ampia gonna di tulle. Enrico vestiva un abito blu con bottoni e cravatta argento, gilet bianco e mascherina in pendant con il vestito.

 

LA SALA ELEGANTE E CHIC. Allestimenti floreali con strutture sui singoli tavoli a pranzo. Tovaglie bianche e lume di candela a cena. Candele ovunque in realtà, alcune galleggianti all’interno di cilindri pieni d’acqua. Ortensie bianche e azzurro polvere a dare colore e fascino alla sala, a infondere una sensazione di calma e libertà. Centri tavola con le poesie dei poeti che raccontano il mare.

Aperitivo di benvenuto con il famoso “cuoppo”, e poi ancora tartine, degustazioni di prodotti locali e calici colmi di bollicine. La band ha allietato l’intera giornata, accompagnando momenti di grande emozione ed altri letteralmente spassosi. Dopo aver mangiato, bevuto, festeggiato, ed essersi concessi la meritata condivisione del giorno più importante, gli sposi hanno salutato il primo gruppo di invitati e si sono preparati per dare inizio al secondo round. Lo staff di Villa Musco ha sparecchiato, igienizzato, riapparecchiato e tutti assieme abbiamo nuovamente allestito il Giardino d’Inverno, meglio noto come il salone delle feste.

 

IL MENU CHE RACCONTA IL MARE. Ostriche, polpo, salmone, tonno, spada, gamberi. Le verdure e gli agrumi di stagione hanno condito le portate del mare per una entrée particolarmente ricca e dedita alla sicilianità delle preparazioni. Ad accompagnare le portate Franceschini e Sciabbacheddu, pane e paninetti del nostro forno, affettati e formaggi dei Nebrodi con miele e marmellate. E ancora Risotto al Pernod e Paccheri con gamberi, pachino e pinoli come prime portate, filetto di dentice in crosta di mandorle agli agrumi a seguire. Contorno in agrodolce con la brunoise di verdure.

 

DULCIS IN FUNDO. Entrambi i pasti si sono conclusi col trionfo del dolce. La fontana di cioccolato e il carretto dei gelati fanno sempre il loro effetto. Come pure l’opulenza di dolci e frutta di stagione. Il momento più atteso, però, resta quello della Wedding Cake. In occasione del pranzo, Margherita ed Enrico hanno tagliato la torta all’esterno della villa, alle spalle della piscina. La sera abbiamo invece ripetuto la tradizione all’interno del salone. Stessa torta bianca con nastri azzurri a contornare i tre piani. Tocco cromatico delicato con gli elementi del mare, dalle conchiglie alle stelle marine, fino alle piume azzurro pastello a dare coerenza. Ho invece allestito diversamente il tavolo della cake. A pranzo ho decorato con ortensie blu da contorno, a cena ho scelto le tea light a dare luce al momento.

Amiche mie, mi auguro che questa favola a lieto fine vi sia d’ispirazione per trovare il coraggio e la lucidità per affrontare gli imprevisti del vostro matrimonio. Dallo sconforto possono nascere idee straordinarie, e vi assicuro che il risultato vi darà più gioia di quella che avreste immaginato. La mia ricompensa è il grazie sincero degli sposi. Provare per credere. Non riesco ancora a realizzare di aver messo su una tale struttura organizzativa, fuori dagli schemi, fuori dall’ordinario. Ho un’immagine impressa davanti agli occhi. A mezzanotte ho incrociato lo sguardo di margherita, stanca e felice, mentre, come Cenerentola, lasciava la sala da ballo per tornare a casa, a vivere la sua nuova vita.

Virginia Mòllica

 

Credits: Dialquadrato Photography

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