RACKET – Il ruolo delle mogli dei detenuti: estorsioni ed esazione del pizzo

Gestivano il racket delle estorsioni quando i mariti erano in carcere e li sostituivano come esattrici nel riscuotere il ‘pizzo’. L’operazione ‘Jukebox’ dei carabinieri di Catania, con l’arresto di 18 persone e il fermo di altre due, conferma il ruolo delle donne ai vertici di gruppi criminali legati a Cosa nostra. In particolare, ricostruisce la Procura distrettuale etnea. Rita Spartà e sua sorella Francesca, mogli di Salvatore Gurrieri e Salvatore Basile, esponenti del gruppo, “erano state incaricate dalla consorteria di provvedere a ritirare il pizzo, mentre Maria Antonietta Strano (per cui sono stati riconosciuti dal Gip i gravi indizi di colpevolezza ma non le esigenze cautelari), moglie di Roberto Marino, riceveva nella sua abitazione le rate estorsive”.
Dopo una pausa forzata nei versamenti da parte delle vittime dovuta al lockdown per il Covid-19, è emerso dalla indagini dei carabinieri, era stata proprio Francesca Spartà, subito dopo lo scorso ferragosto, a recarsi in uno dei punti vendita chiedendo alla vittima di riprendere subito i pagamenti e il versamento degli arretrati- La donna avvisò il titolare dell’esercizio commerciale che da quel momento non era più protetto da rapine e danneggiamenti. Il giorno successivo lo stesso supermercato aveva subito una rapina da tre banditi con il volto coperto ed armati di pistola.

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