Riapertura Scuole: LAIMO, “in diverse aule mancano i banchi, forse era meglio posticipare la riapertura”

Ad intervenire sulla vicenda è il Consigliere della V Circoscrizione Franco Laimo contattato da diversi genitori i cui figli da lunedì 14 Settembre hanno inaugurato l’anno scolastico 2020/2021, e che purtroppo si vedono a dover scrivere e leggere sulle proprie gambe per la scelta dell’assenza dei banchi nelle aule.

La scelta di alcuni dirigenti scolastici di togliere tutti i piani di appoggio in attesa che arrivino quelli nuovi, non considera assolutamente gli aspetti ergonomici e posturali, ed anche educativi, per un buon apprendimento e sviluppo psico motorio del discente.

Il pensare di far scrivere i discenti chinati su se stessi sulle proprie ginocchia senza un piano d’appoggio può portare ad uno sviluppo disomogeneo della muscolatura e provocare non soltanto dolore e fastidio, ma anche determinare una minore flessibilità e l’atteggiamento di dorso curvo.

Vista l’importanza di una postura corretta a scuola e quanto le cattive abitudini possano influire sulla salute psico-fisica del discente anche in futuro è opportuno educarlo ad assumere atteggiamenti sani, senza sottovalutare che è sempre opportuno controllare periodicamente la crescita dell’apparato muscolare e scheletrico con l’ausilio di specialisti, dato che si parla di soggetti nel pieno della loro crescita fisica e mentale.

Se andiamo ad osservare tutte le criticità che comportano l’assenza di un piano da appoggio, si parla di una mancanza logistica pedagogica che va a sottovalutare, anzi a non considerare tutti gli aspetti ergonomici, soprattutto rivolti al mondo della scrittura.

Nel caso del grafismo,  della scrittura,  l’ergonomia si occupa specificatamente di aspetti che appartengono all’ ambiente fisico aspetti che riguardano la postura del soggetto in relazione alla didattica ed all’apprendimento in genere. Il banco scolastico viene chiamato il ” posto di lavoro” la base sulla quale operare.

Deve conservare lo scopo di consentire una postura fisiologicamente e igienicamente corretta, sia in soggetti normodotati che in soggetti con difficoltà letto scrittura, come per esempio la disgrafia o problematiche relative all’attività fino-motoria  e oculo-manuale. La scrittura diventa l’unica traccia visibile di un movimento, attraverso la quale il piccolo discente si presenta.

Questa “mera” scelta didattica a livello logistico di eliminare totalmente un piano d’appoggio, dunque un banco,  e preferire che i discenti scrivano chinati su se stessi,  sulle proprie ginocchia, dunque é altamente rischiosa e antipedagogica. L’apprendimento si lega alla automatizzazione di movimenti rapidi della mano precisi ed efficienti che permettono la fruibilità delle funzioni motorie esecutrici a supporto della scrittura come ausilio alla memoria ed allo studio in generale, un perfetto mezzo di comunicazione ma che senza il suo piano d’appoggio non può certamente esistere 

Bisogna disporre gli alunni, e dunque la classe, in maniera tale che ogni singolo discente sia a suo agio e comodo, questi importantissimi criteri ergonomici che evidentemente non sono stati presi in causa da alcuni dirigenti scolastici, rischiano di frammentare l’apprendimento.

Non da meno è, dato che si parla tanto di sedie, monosedie etc, la ascelta di banchi e sedie deve essere proporzionale all’altezza del discente per garantire appunto una postura stabile ed buon appoggio del braccio e della mano. Per agevolare l’esecuzione della scrittura ogni banco deve godere anche di una angolazione perfetta che non sia né troppo sotto la luce né troppo sotto l’ombra,  lo spazio di lavoro e dunque il piano d’appoggio deve essere comodo e spazioso.

E nei soggetti con DSA con disturbi grafici?

L’automatismo di base che è già compromesso, andrà certamente a degenerare senza l’ausilio del piano d’appoggio.

Non comprendiamo come sia possibile l’utilizzo di un scelta diseducativa e così anomala, la scelta di eliminare totalmente il piano d’appoggio, priva di buon senso, discernimento, equilibrio e ragione.  Un criterio che non sposa affatto anni di studi pedagogici che hanno lottato per migliorare l’istruzione in generale. 

Con questi presupposti era meglio attendere qualche settimana in più prima delle riaperture le cancelli di scuola predisponendo le dovute misure adeguate per l’intera organizzazione all’interno delle classi.

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