A Palermo il ricordo di Cassarà ed Antiochia, uccisi da Cosa Nostra

Trentacinque anni fa venivano uccisi Ninni Cassarà, Vice Capo della Squadra Mobile di Palermo e l’agente Roberto Antiochia. I sicari di Cosa Nostra gli spararono contro oltre 200 colpi di Kalashnikov. Pochi giorni prima era stato ucciso Beppe Montana, commissario della Squadra Mobile di Palermo. Quel 6 agosto del 1985, quando tutto si concluse lasciando a terra i corpi esanimi di Cassarà ed  Antiochia, la moglie di Cassarà che assistette dal balcone alla morte del marito, trovò sbarrate le porte dei vicini mentre invocava aiuto. “Nessuno pensi che la mafia sia stata debellata, lo dimostra l’arresto di ieri del figlio di Tano Badalamenti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti“, dice il segretario nazionale dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, Enzo Letizia. 

In quegli anni difficili e scomodi per gli uomini dello Stato, Antonino Cassarà rappresentò un naturale ed abituale interlocutore per i magistrati impegnati sul fronte dell’antimafia. Egli fu l’interlocutore per eccellenza della Polizia di Stato, garantendo una sicura e proficua collaborazione agli investigatori del ”pool”, come Giovanni Falcone, impegnati nella lotta a Cosa Nostra” dichiara l’ANFP. Beppe Montana, pochi giorni dopo l’uccisione del magistrato Rocco Chinnici dichiarò:

«A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà.».

Beppe Montana

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