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Il 2 ottobre il processo all’uomo che contagiò l’HIV alla compagna poi deceduta

E’ stata fissata oggi la data della prima udienza che vedrà imputato per omicidio aggravato e per lesioni gravissime il 56enne affetto da HIV che contagiò la propria compagna ed altre donne, fra le quali una veronese, lasciandole all’oscuro sulla sua malattia. La compagna dell’uomo, un avvocato, poi morì a soli 45 anni a causa dell’aggravarsi di quella terribile malattia che fino all’ultimo lo stesso 56enne le nascose. una tragedia per la quale la famiglia dell’avvocatessa molto conosciuta a Messina, attende giustizia da molto tempo. Così la data della prima udienza per il processo è stata fissata per il prossimo 2 ottobre, durante il quale l’obiettivo del Tribunale sarà quello di accertare se l’imputato fosse a conoscenza della sua sieropositività prima del 2010, visto che la relazione tra la vittima e lo stesso avvenne nel periodo temporale compreso tra il 2004 ed il 2008. la malattia venne diagnosticata all’uomo a Bologna, dunque lontano da Messina.

L’imputato è difeso dall’avvocato Carlo Autru Ryolo. Intanto sembra che il numero delle potenziali donne contagiate dall’uomo sia in aumento in base ai riscontri dell’Auotirtà Giudiziaria e delle indagini svolte.

Chiuse anche le indagini a carico dei medici che mai diagnosticarono l’AIDS all’avvocatessa e per i quali è stato aperto un altro filone di indagini volte ad accertare eventuali responsabilità.

UN CASO SIMILE: VALENTINO TALLUTO

In Italia vi è stato già un precedente simile più famoso tra gli altri, quello contro Valentino Talluto che fu condannato in Cassazione a 22 anni di carcere per lesioni gravissime per aver contagiato con il virus Hiv decine di partner. I giudici della Corte hanno anche disposto a carico dell’imputato un processo d’appello bis per valutare una pena più severa rispetto a quella – 22 anni di reclusione – pronunciata nei suoi confronti dalla Corte d’assise d’appello di Roma nel dicembre 2018.

Nel caso di Talluto non si contarono morti a causa del suo silenzio. Secondo l’accusa l’imputato, a partire dal 2006, avrebbe infettato volutamente le sue partner con rapporti sessuali non protetti. Talluto era stato condannato in primo grado il 27 ottobre del 2017 a 24 anni di carcere quando i giudici lo avevano riconosciuto colpevole del reato di lesioni gravissime ma non di quello di epidemia dolosa: i pm avevano chiesto l’ergastolo. L’11 dicembre 2018 la pena era poi stata ridotta a 22 anni per lesioni gravissime con dolo eventuale e assolto per i quattro casi che dovranno essere riesaminati.

Complessivamente al giovane venivano attribuiti 57 episodi, 32 di contagio diretto o indiretto, e 25 scampati grazie alla presenza di anticorpi. Venticinque si erano costituite parte civile. Tra le vittime anche un bambino di 8 mesi nato da una delle donne contagiate. Secondo l’accusa Talluto aveva scoperto la sua sieropositività nell’aprile del 2006.

Da quel momento aveva avuto rapporti sessuali non protetti fino al giorno precedente al suo arresto. L’uomo avvicinava le sue vittime attraverso chat o nei social network, proponendo loro rapporti senza profilattico per provare maggior piacere, e ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza delle conseguenze che poteva creare la sua sieropositività.

È stato il primo processo in Italia di questo genere. L’indagine è iniziata nel 2015 grazie alla denuncia di una delle vittime e aveva portato Talluto in carcere a novembre dello stesso anno.

Per lui la Procura di Roma aveva chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno per due anni in quanto “l’’imputato avrebbe agito “con malvagità”, approfittando della fiducia delle donne a cui si legava.

Il difensore di diciassette parti civili, ha chiesto 900mila euro di risarcimento per ogni vittima e 100mila euro di provvisionale.

La sentenza
Secondo la Cassazione il retato è di contagio e non epidemia se la trasmissione del virus, in questo caso l’Hiv, riguarda un numero di persone cospicuo ma non ingente in un lungo arco di tempo.

La Cassazione (prima sezione penale, sentenza 48014) conferma quindi la condanna a 22 anni di carcere per Valentino Talluto.

La Corte oltre al ricorso dell’imputato ha respinto anche quello del Pg che chiedeva la condanna per il reato di epidemia perché “l’abrogazione dell’articolo 554 del Codice penale sul contagio di sifilide e blenorragia, non comportava come affermato nella sentenza impugnata, l’impossibilità di ravvisare la responsabilità del reato di epidemia”.

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