Crediti tributari falsi: 24 arresti, tra i quali il presidente Confimed, Antonio Paladino

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Posted on Luglio 10, 2020, 8:10 pm

Un vorticoso giro di crediti tributari ‘fasulli’ creato attraverso il “reperimento e la costituzione di società ‘farlocche‘”. E’ quello scoperto dalla Guardia di Finanza di Catania nell’ambito dell’inchiesta ‘Fake credits’ della Procura distrettuale etnea sfociata nell’arresto di 24 persone, 21 delle quali poste ai domiciliari, e al sequestro impeditivo delle quote di 11 società e di beni per 9,5 milioni di euro.

Il provvedimento del Gip, che ha disposto anche il divieto di esercitare la loro attività a sei imprenditori, è stato eseguito in quattro regioni: Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania. L’indagine trae spunto da una verifica eseguita nell’istituto di vigilanza privata Ancr srl di Belpasso (Ct), dalla quale emersero indebite compensazioni per oltre 2,8 milioni di euro. Allargando il fronte degli accertamenti, militari del nucleo di Polizia economica finanziaria delle Fiamme gialle di Catania hanno tracciato la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi.

Al centro del ‘giro’ la Procura di Catania ritiene ci sia l’associazione di datori di lavoro Confimed Italia, con sede a Roma e uffici a Catania, il cui presidente, Antonino Paladino, 57 anni, è stato arrestato. Con lui in carcere sono stati condotti anche un dipendente del suo studio, Gaetano Sanfilippo, di 43 anni, e un consulente di Confimed Italia, Andrea Nicastro, di 46 anni. .

La Confimed, ricostruisce la Procura, che “disponeva di professionisti incaricati di apporre il ‘visto di conformità’ nelle dichiarazioni attestanti i falsi crediti erariali, offriva ai propri convenzionati gravati da debiti tributari, la possibilità di beneficiare di crediti erariali inesistenti proponendo un fideiussore svizzero, non abilitato a svolgere attività finanziaria in Italia, per garantire le operazioni commerciali”. Infine “incassava in nome e per conto delle accollanti o cedenti gli ingenti corrispettivi pattuiti”.

Gli associati, sostiene l’accusa, “sfruttavano la possibilità di alleggerire la propria posizione debitoria con l’Erario, ottenendo un vantaggio economico pari ad almeno il 20% del carico impositivo dovuto”. Inoltre, ha accertato la Gdf, “vi erano anche imprese ‘portatrici’ di crediti Iva certificati che in realtà erano soggetti economici inesistenti”.

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