Il mistero del “Nuova ISIDE”, il peschereccio scomparso in mare tra Ustica e Favignana. E’ stato uno speronamento?

Ritrovati i corpi di due dei tre membri dell'equipaggio, zio e nipote. Si cerca il figlio di una delle vittime.

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Posted on Maggio 24, 2020, 9:37 am
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24 maggio 2020

Una tragedia familiare quella che si sta consumando nel silenzio, almeno finora, delle Istituzioni tra Terrasini e Cinisi, in Sicilia. Non è ancora stato ritrovato il peschereccio modernissimo “Nuova Iside”, scomparo nella notte tra il 12 ed il 13 maggio tra Ustica e Favignana durante una battuta di pesca. A bordo tre componenti dell’equipaggio, tutti parenti tra loro: Matteo Lo Iacono, 53 anni, suo figlio Vito, 27 anni e Giuseppe, il nipote di Matteo. Il mare fino ad ora ha restituito i corpi di Matteo e di Giuseppe Lo Iacono, zio e nipote, ma non c’è traccia di Vito e della nave. Sulla vicenda indaga la Procura della Repubblica con il dottor Vincenzo Amico. Sono tanti, infatti, gli interrogativi posti dalla disperata famiglia Lo Iacono agli inquirenti per il tramite del loro avvocato Aldo Ruffino.

UNA TRAGEDIA DOVUTA AL MALTEMPO?

In un primo momento era stata molto frettolosamente “liquidata” come una tragedia dovuta alle condizioni meteo del 13 maggio che a causa di un fortissimo vento di scirocco avevano ingrossato il mare. Ipotesi questa che era stata avvalorata dalla circostanza di una telefonata che un pescatore, collega di Matteo Lo Iacono, una delle vittime, aveva riferito di aver ricevuto la mattina del 13 di maggio. La data aveva fatto propendere per un naufragio dovuto, quindi, al maltempo scatenatosi proprio quel giorno. Ma la tesi si è dissolta nel momento in cui lo stesso collega di Lo Iacono ha corretto la sua dichiarazione riferendo che la telefonata in questione era intercorsa il 12 maggio e non il 13. Dunque le notizie ed i contatti tra la terraferma e il peschereccio “Nuova Iside” si erano interrotti il giorno prima del maltempo, quando il mare era calmo. Ma c’è di più. I corpi che sono stati ritrovati non indossavano i giubbotti di salvataggio, circostanza questa inspiegabile se fosse vera l’ipotesi del naufragio. La famiglia Lo Iacono, riferisce l’avvocato Ruffino, è molto conosciuta per essere composta da pescatori professionisti e d’esperienza, che non avrebbero mai affrontato l’abbandono della nave senza dispositivi di salvataggio e senza dare l’allarme. Nessun mayday infatti è stato lanciato dalla Nuova Iside, nessun segnale automatico di richiesta di soccorso che in questi casi può essere lanciato mediante un pulsante presente sulla nave che era modernissima. Nessuna richiesta di aiuto tramite il canale “16” che come la gente di mare sa, è la frequenza delle emergenze in mare. Matteo e Giuseppe Lo Iacono sono stati ritrovati ancora indosso con gli indumenti che utilizzavano normalmente per la pesca, senza alcun salvagente. Come se la tragedia sia avvenuta in un attimo.

IL SEGNALE DEI CELLULARI

Gli uomini a bordo avevano con se i cellulari personali che si sono improvvisamente spenti nello stesso momento, alle 22:33 del 12 maggio. Tutti hanno agganciato la stessa cella ed hanno smesso di ricevere ogni comunicazione nello stesso istante. Fatto questo che avvalora un’ipotesi: la “Nuova Iside” che navigava di notte a bordo della quale gli uomini stavano lavorando con i loro attrezzi da pesca è stata speronata da una nave più grande? E’ l’interrogativo che l’avvocato Ruffino e la famiglia Lo Iacono pongono alle Istituzioni ed agli inquirenti. Cosa è avvenuto quella notte?

L’INTERVENTO DELL’ONOREVOLE LORENZO VIVIANI

Se lo è chiesto e lo chiede agli inquirenti anche il deputato della Camera Lorenzo Viviani. Lo ha fatto con un intervento in aula del Parlamento con il quale ha chiesto il fermo intervento della politica, al fine di fare chiarezza sull’ennesima tragedia del mare e del lavoro. Viviani è del mestiere: appartiene anche lui alla grande famiglia dei pescatori italiani. E’ comandante di un peschereccio a La Spezia ed appartiene ad una tradizionale famiglia di pescatori da generazioni di Monterosso, in Liguria. “E’ necessario che si faccia chiarezza su questo naufragio, anche perché di vicende come queste nel mare siciliano ne sono avvenute storicamente tante e spesso cadute nel dimenticatoio. Ogggi ci sono gli strumenti per svelare la dinamica di un affondamento che ha troppi lati oscuri”.

LA RICERCA DEL PESCHERECCIO E DELL’ULTIMO COMPONENTE DELL’EQUIPAGGIO

Ed infatti la soluzione del mistero può ottenersi solo tramite il ritrovamento della nave. Solo l’analisi delle condizioni del peschereccio potranno aiutare a comprendere se si è trattato di un naufragio per cause legate al maltempo o ad uno scontro con altro natante. Il ritrovamento della scatola nera, che si trova a bordo, consentirebbe anche di svelare ogni dinamica di ciò che accadde alle 22:33 del 12 maggio. Inoltre il ritrovamento di Vito Lo Iacono consentirebbe di chiarire ancora di più il mistero. Intanto si sta svolgendo l’autopsia sul corpo di Michele Lo Iacono volta ad acclarare le cause della sua morte. Esame seguito attentamente per conto della famiglia dal Professor Paolo Procaccianti.

E poi c’è l’amarezza. Quella espressa dalla famiglia, dall’avvocato e dal sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, che in un’intervista al nostro giornale ha dichiarato: “E’ sconsolante vedere che gli interventi per la ricerca ed il ritrovamento della Nuova Iside sia stato necessario chiederli a gran voce. Non è possibile che le famiglie e la comunità di Cinisi e Terrasini, a cui appartengono le due famiglie Lo Iacono, abbiano dovuto chiedere l’aiuto dello Stato. I mezzi navali necessari a ritrovare la nave in un tratto di mare con una profondità di oltre mille metri, dovevano arrivare senza doverli chiedere” afferma.

LA NAVE ANTEO

Intanto già da lunedì dovrebbe essere operativa nel tratto di mare tra Ustica e Favignana la nave della Marina Militare “Anteo”, specializzata proprio in questo tipo di ricerche. Solo il ritrovamento della nave potrà fare chiarezza su questa tragedia che ha colpito tutta la grande famiglia dei pescatori, gettando nella disperazioni mogli, madri e fidanzate delle povere vittime.

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