“Nature Medicine”: il modello “Sidarthe” rivela che l’allentamento delle misure senza test epidemiologici potrebbe far contare nuove vittime.

23 aprile 2020

“L’Italia senza le drastiche misure di lockdown avrebbe sofferto almeno 70 mila morti per coronavirus solo nel primo anno“. Lo scrivono i ricercatori dell’Università di Trento guidati dalla dottoressa Giulia Giordano su Nature Medicine. Un rischio analogo si correrebbe nel “liberi tutti” previsto per il 4 maggio, a meno che non si avvi una massiccia campagna di test epidemiologici.

Il modello di studio del team dell’Università di Trento si chiama “Sidarthe” distingue infatti tra casi rilevati, ovvero diagnosticati, e casi non rilevati, suddivisi per gravità della malattia. La popolazione è stata così suddivisa in otto gruppi:

  • suscettibile (non infetto);
  • infetto (asintomatico o con pochi sintomi, infetto non rilevato);
  • diagnosticato (infetto asintomatico, rilevato);
  • malato (sintomatico infetto, non rilevato);
  • riconosciuto (infetto sintomatico, rilevato);
  • grave (infetto da sintomi potenzialmente letali, rilevato);
  • guarito e deceduto.

Gli studiosi hanno utilizzato i dati italiani dal 20 febbraio 2020 (giorno 1) al 5 aprile (giorno 46) per mostrare come le restrizioni progressive imposte dal governo abbiano influenzato la diffusione della pandemia in Italia. “Abbiamo previsto un picco dei casi diagnosticati intorno al 16 aprile, cosa che poi sembra essersi realizzata, mentre quello relativo anche ai pazienti asintomatici e non diagnosticati, che dunque tiene conto del sommerso, sarebbe arrivato prima, intorno al 10 aprile“.

Ma a colpire sono le previsioni relative all’allentamento delle misure. “Con un allentamento all’inizio di aprile – ribadisce la ricercatrice – l’epidemia si sarebbe trascinata, e avremmo potuto contare 70mila vittime nel primo anno. Il nostro modello ci dice che occorre molta cautela, e che non possiamo ‘ammorbidire’ le misure senza una campagna massiccia di test, un tracciamento meticoloso dei contatti, dispositivi di protezione per i cittadini, che devono saperli usare in modo corretto, e il mantenimento del distanziamento sociale“, conclude Giordano.

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