Messina, 26 marzo 2020

Quando nel 2015 Messina scese in strada per difendere l’Ospedale Piemonte dal taglio dei posti letti per acuti, quelli che oggi mancano dappertutto, chi guidava quella lotta terminata con la gestione Neurolesi, aveva visto purtroppo lungo.

Il taglio indiscriminato nella Sanità oggi, con l’emergenza determinata dal Covid 19, lo si paga in termini di vittime. Si è così precipitosamente invertita la tendenza che aveva dapprima tagliato i fondi al sistema che oggi deve salvare i cittadini e che è invece in affanno.

Non mancano solo i letti in terapia intensiva: si trasforma quasi tutto in reparti COVID ed il rischio di ridurre la capacità di intervento per le urgenze ordinarie è altissimo. Oggi si cerca di aumentarli quei letti che erano stati tagliati: in poche settimane il numero è aumentato del 64%, con 8.370 posti. Sono stati riconvertiti 71 ospedali in strutture dedicate ai malati Covid-19. Ma la realtà dello scempio resta tutta e qualcuno, passata l’emergenza dovrà pagarne il conto.

In dieci anni sono stati tagliati e portati via alla Sanità pubblica ben 37 miliardi di euro, di cui ben 25 solo nel periodo che va dal 2010 al 2015.

L’Italia nel 1981 disponeva di 530.000 posti letto, nel 1992 erano già scesi a 365.000, a 245.000 nel 2010, fino ai 191 mila del 2017. In Sicilia si è così passati dai 15.410 posti per malati acuti del 2009 ai poco più di 10.000 di oggi. Un taglio che oggi paghiamo tutto.

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