La storia di Iman, morta di freddo tra le braccia del padre che tentava di portarla in ospedale. Aveva un anno e mezzo.

16 febbraio 2020

Il padre di Iman, un anno e mezzo, stava tentando, a piedi, di portarla in ospedale per curarla da una bronchite, ma la bimba è morta durante il tragitto. E’ una delle tante tragedie che accadono nella Siria attanagliata dal freddo e da una guerra che dura ormai da troppo tempo. E’ accaduto giovedì scorso nella Siria nord-occidentale, nel distretto di Afrin, al confine con la Turchia, dove sono circa 800 mila le persone in fuga (stima ONU) ed in condizioni disperate stante l’intenso freddo di questo periodo.

Anche l’uomo, Mahmud Laila, sarebbe morto poco dopo la figlia. Era un profugo originario della regione di Damasco, Mahmud era stato sfollato assieme alla famiglia almeno altre tre volte. L’ultima regione di provenienza era la periferia sud-occidentale di Aleppo vicina a Idlib. Da lì la famiglia di Mahmud aveva raggiunto le campagne di Afrin, dove nevica da giorni e dove mancano le più basilari strutture di accoglienza per i profughi.

Questa è solo una delle tante storie di bambini uccisi dal gelo e dalla guerra: 123 bambini siriani in otto anni di guerra. E ieri anche un’intera famiglia: tutti morti a causa di una stufa di fortuna che ha diffuso monossido di carbonio nella loro piccola tenda. Sono morti abbracciati. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, la famiglia non aveva i mezzi per provvedere a una stufa nuova e si era invece procurata un mezzo di riscaldamento non propriamente funzionante, che si era rivelato letale nel diffondere nella tenda un fumo tossico. In rete circolano immagini – la cui autenticità non può essere verificata in maniera indipendente – del padre e delle due bambine morte accanto all’uomo nella tenda: sono avvolti nelle coperte, ancora stretti gli uni agli altri.

Dal 1 dicembre a oggi, da quando è cominciata l’offensiva russo-governativa siriana contro la regione di Idlib e parte di quella di Aleppo, sono circa 800mila gli sfollati secondo l’Onu. La zona è sotto influenza turca e vi operano miliziani anti-regime. Con l’inasprimento del conflitto è aumentata anche l’emergenza umanitaria. L’Osservatorio afferma che la piccola Iman si era ammalata di bronchite, e che le sue condizioni erano peggiorate, tanto da indurre il padre a rischiare di mettersi in cammino per diverse ore per raggiungere il più vicino ospedale attraversando all’alba, a piedi, un percorso di montagna. (Fonte Ansa)

Un’immagine, tratta dal profilo Twitter di Syrian Network, di Iman Mahmoud Laila, morta assiderata a un anno e mezzo tra le braccia del padre che cercava di portarla a piedi in ospedale da un campo profughi improvvisato a Idlib, 14 febbraio 2020.
Post Tags
No comments

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: