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IL CASO: viale Giostra, stabile ex IACP a rischio crolli, ma non si riesce a metterlo in sicurezza. Ed intanto c’è chi ha perso tutto.

Messina, 13 gennaio 2020

Via delle Corporazioni a Messina, una perpendicolare del popoloso viale Giostra. Qui c’è uno stabile che sta letteralmente cadendo a pezzi nonostante sia abitato. Intonaco, balconi e parapetti stanno praticamente sgretolandosi e le tettoie delle balaustre di passaggio sono in amianto ma nessuno sembra intervenire, nonostante un’ordinanza comunale del Sindaco del 2018 che ne imponga la messa in sicurezza.

L’immobile è per circa il 50% di proprietà dello IACP, mentre il restante 50% è stato affrancato ed acquistato dagli ex assegnatari, che in molti casi hanno venduto le proprie case. Ed è così che inizia la storia di Carlo Sturniolo che dopo aver speso, tra acquisto, ristrutturazione interna ed interessi per i molti finanziamenti circa 100 mila euro, si trova oggi costretto a lasciare la sua casa, finalmente di proprietà, per andare a vivere ospitato dalla sorella. “Ho perso tutto, dice Sturniolo, dopo essermi indebitato per avere una casa mia, ho scoperto che nonostante i lavori di pitturazione e di sistemazione dell’appartamento, mi piove dentro e l’umidità mi faceva ammalare, sono stato così costretto a lasciare la casa tanto sudata per chiedere il favore a mia sorella affinché mi ospitasse“. Perché il signor Carlo riesca a rientrare nella sua casa sono molti gli interventi che condomini e IACP dovrebbero accollarsi. Interventi che adesso come non mai, per motivi di sicurezza degli abitanti, ma anche per motivi di incolumità pubblica, non possono più essere procrastinati.

Abbiamo fatto presente all’amministratore del condominio designato da IACP che devono essere fatti i lavori di rifacimento della facciata, che la balaustra della terrazza ed i balconi stanno per cadere con il rischio di uccidere chi passa di sotto, che vi sono i fili dell’elettricità scoperti e che quando piove vediamo scintille con un rischio corto circuito ed incendio altissimo, ma ad oggi non sono mai stati deliberati i lavori”, questo dichiara Sturniolo, ma quanto riferisce l’amministratrice suo malgrado dello stabile è di una situazione di stallo che rischia di non risolversi se non con l’intervento del Tribunale.

Ho provato a riunire i condomini tante volte, riferisce l’avvocato Cristina Ughi, amministratrice dello stabile, raggiunta da noi telefonicamente, ma con scarso successo. Ad ogni riunione non si raggiunge mai il numero legale, anzi, non si presentano mai più di uno o due condomini. Pertanto per motivi di sicurezza ho dovuto personalmente intervenire ed a mie spese, facendo posizionare reti di sicurezza sotto i balconi ed in quelle parti ad alto rischio. Ribadisco: a mie spese. Ad oggi ho provveduto a far effettuare una perizia che ho già fatto depositare allo IACP e che è allarmante: il rischio di crollo è altissimo ed in caso di terremoto non voglio immaginare cosa accadrebbe” continua il legale.

In quella palazzina sono almeno 6 le famiglie che ci abitano e che non intendono lasciare la propria casa: “Ho detto più volte a mio padre che qui moriremo o per un crollo o per un incendio e che dovremmo andare via, ma non ha intenzione di muoversi“, dice uno degli abitanti.

“Il vero problema, dichiara l’avvocato Ughi, sono i soldi. Ce ne vogliono davvero tanti per mettere in sicurezza quello stabile, ma nessuno mette a disposizione un euro, neanche lo IACP. Se anche la prossima riunione andrà deserta e non mi consentiranno di deliberare i lavori urgenti, sarò costretta a depositare tutto in Tribunale ed a dimettermi dall’incarico. Il rischio lì è troppo alto“, conclude l’avvocato Ughi.

Intanto Carlo Sturniolo continua ogni giorno a tornare in quella che doveva essere la sua casa, piena di scatoloni pronti per essere portati via. Cartellina con la sua storia e di quei muri, sotto il braccio, apre le porte, sta un po’ tra quelle mura rimbiancate ma piene di chiazze di muffa e pezzi di intonaco che cadono anche su quella cucina nuova e mai usata, per poi rimettere la sua cartellina verde sotto il braccio, richiudere tutto ed andare a casa di sua sorella: “Con i debiti contratti per acquistare e sistemare quella che doveva essere finalmente la mia casa, non posso permettermi un affitto, dice, se non fosse per mia sorella andrei a dormire in strada” conclude amaro.

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