Messina, 1 gennaio 2020

Cateno De Luca, sindaco di Messina, scende in una piazza che appare di molto sguarnita rispetto al passato. Dalle immagini (poche e non sue) che arrivano in redazione di ciò che De Luca vede in piazza, alla faccia della diretta “tecnica” che riprende in un solo senso, le presenze in piazza sembrano confermare i numeri dei suoi “fan più attivi” di Facebook, oltre ad amici e parenti, oltre agli assessori, presenti e futuri. Insomma è il primo gennaio e le defezioni cittadini all’appuntamento “chiarificatore” di De Luca sono assolutamente comprensibili, ed anche giustificate.

IL “CAMBIO DI PASSO” ed il SALVA MESSINA come punto d’orgoglio

De Luca parla di numeri e di ciò che “abbiamo fatto”, si infervora sui tentativi di paragoni tra la passata gestione e quella attuale, la sua, e ne ha anche per il presidente del Consiglio Comunale (guarda un po’ che novità) reo di aver fatto tale accostamento ma solo per difendere l’operato dell’aula consiliare che in poco tempo ha “deliberato così tanto rispetto alla precedente amministrazione“. Ma come dice qualcuno sui social: “non conta il numero ma la qualità”. Così, in questo contesto, peraltro di freddo pungente per la città dello Stretto, De Luca riscalda la piazzetta annunciando il suo “cambio di passo“. Evidentemente ciò che sta a più a cuore all’ex onorevole regionale, aspirante prossimo presidente della Regione, se non deputato, è non perdere la faccia con il suo Salva Messina“. De Luca parla di “strategie politiche occulte” che avrebbero voluto “farmi bruciare le mani per poi affondarmi“. Ovvero di una parte politica non ben identificata (anzi lo è) che se prima “non credeva che ce l’avremmo fatta adesso si è ricreduta e ci spara addosso”. In sostanza è la strategia della “tensione” a cui De Luca ci ha abituati già in campagna elettorale: “non mi vogliono perché sono ingestibile! Non vogliono che continui ad amministrare perché non mi faccio tirare dalla giacchetta”. Queste sono le frasi tipiche di chi sa perfettamente gestire la propria comunicazione (De Luca è maestro in questo). Una comunicazione che però sta cominciando a diventare un monotono disco rotto nella bocca di chi, da Sindaco, ha tutto e vuole, senza se e senza ma, mantenere nelle proprie mani.

CONTROLLO ED ACCENTRAMENTO: DUE PRINCIPI CHE NON BEN SI CONIUGANO

De Luca è caratterialmente accentratore e controllore anche di sé stesso. Una gestione fin da subito imprenditoriale della cosa pubblica che non sempre va a braccetto con le logiche politiche, spesso becere, di questa città e non solo. E chi conosce un minimo di management sa bene che se è buona regola non delegare mai il controllo, sa anche che accentrare è un problema che alla lunga si paga caro. Tutto ciò potrebbe valere quale probabile spiegazione della gestione e della rimodulazione delle deleghe e dei nomi degli assessori. Ma cambiare in corsa, come è lecito, un assessore come Trimarchi, grande brava persona, ma forse non all’altezza dei ritmi e della velocità e sagacia deluchiana, ed inserire un nuovo assessore scaricando un po’ di responsabilità al vice sindaco Mondello, servirà a dettare un nuovo passo? La verità la sanno i messinesi, a dispetto dei commenti osannanti: De Luca sconta oggi ciò che da subito è sembrato il più grande, forse unico limite, dopo il suo protagonismo: senza maggioranza in Consiglio Comunale non si va da nessuna parte.

L’INCOGNITA NUOVE ELEZIONI: DE LUCA NON E’ PIU’ UN MISTERO

E allora che fare? “O il consiglio mi segue (votando a naso turato tutto ciò che il sindaco presenta ndr.) o si va a nuove elezioni!” dichiara in piazza. Ma a chi conviene sobbarcarsi un nuovo giudizio elettorale quando è in ballo anche un procedimento giudiziario legato alla gestione Fenapi, circa la sede romana? Le nuove elezioni sarebbero di certo molto diverse dalle precedenti. De Luca è un “cavallo di razza” che gioca ormai a carte scoperte: ha mostrato in campagna elettorale ed in 18 mesi di sindaco molti dei suoi lati e delle sue strategie ed eventuali avversari nella nuova corsa alla poltrona di primo cittadino avrebbero certamente vita più facile rispetto alla campagna precedente.

Insomma De Luca non sarebbe più il “paesano” imprevedibile, non più il tessitore di tranelli come quello scontato da Bramanti in aula consiliare della ex Provincia di Messina, quando l’attuale sindaco si presento con una maglietta da tirare fuori al momento opportuno sulla quale c’era scritto “ad ognuno il suo mestiere“: il chiaro riferimento al fatto che “io sono il vero amministratore e politico, tu sei un professore e gradne medico e continua a fare quel che sai fare“. Oggi De Luca sarebbe prevedibile, a meno di risvolti o di “personalità” ancora non conosciute e svelate dal nostro poliedrico sindaco.

Dunque la soluzione resta sempre quella: trovare la quadra con il Consiglio Comunale, un civico consesso che sembra a sprazzi aver ritrovato un piccolo coraggio : quello dell’astensione. Un diritto che però non serve né alla città e né a ricostruire l’immagine di consiglieri che fino a novembre hanno votato ed approvato tutto ciò che De Luca a sottoposto loro. Allora delle due l’una: o il Consiglio Comunale sposa il concetto politico della opposizione costruttiva nell’interesse della città, prendendosi la responsabilità chiara e netta del voto, evitando dunque l’astensione o le “uscite tecniche” dall’aula, ed avendo il coraggio del voto contrario, investendo così meglio il denaro che i cittadini pagano nello studio serio e completo delle carte e dei documenti, combattendo ad armi pari con la Giunta e ripristinando il giusto peso di tanti proclami, o si consolida per certi versi e si rafforza una vera e propria maggioranza “occulta” all’interno di un Consiglio che non ha nemmeno un’espressione politica di De Luca, facendo del nostro Sindaco la vera anomalia amministrativa d’Italia, se non oltre.

E poi c’è la terza via: De Luca fa proprio ed inserisce nel regolamento comunale quanto recita l’articolo 48 del regolamento della Camera dei Deputati, ovvero che: nel calcolo del quorum funzionale, che cioè fa si che la seduta sia valida (non si può scendere infatti sotto un terzo dei consiglieri assegnati all’ente ), non fanno computo ai fini dell’approvazione gli astenuti. Valgono cioè solo i voti espressi, a favore o contrari, al fine dell’esito della votazione.

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