Messina, 10 dicembre

Lo  “skunk” è un termine generico che indica le infiorescenze (germogli) di cannabis coltivata al chiuso e contraddistinta da un odore forte ; infatti “skunk” in inglese vuole dire “puzzola“.

Lo skunk nasce come varietà di cannabis a metà degli anni ‘80, e fu ottenuta mediante incrocio tra cannabis sativa e indica, al fine di incrementarne la potenza).  Fumare skunk è 10 volte più pericoloso della marijuana ,  addirittura paragonabile a quello dell’LSD. Il suo principio attivo, il tetraidrocannabinolo (THC), è, infatti, presente in concentrazioni pari al 16%, contro il 3-5% della marijuana comune.

 L’uso di skunk produce la comparsa di   sensazioni di tipo soggettivo con esasperazione della percezione di ciò che circonda l’assuntore. Distorsioni più marcate nella percezione del tempo, dello spazio e del corpo, allucinazioni visive e/o uditive e depersonalizzazione con  sensazione di distacco dal proprio corpo.

Può così  provocare stati di ansia,  vomito ed eccessiva sudorazione.

Fumare skunk nei giovani triplica il rischio di sviluppare malattie psichiatriche, come schizofrenia e disturbo bipolare; l’uso di skunk triplica il rischio di psicosi rispetto ai non consumatori e lo quintuplica in caso di consumo giornaliero. L’interruzione improvvisa dell’assunzione di skunk dopo un periodo di utilizzo cronico ad alti dosaggi può causare insonnia, agitazione, perdita dell’appetito, irritabilità, rabbia ed un aumento dell’attività muscolare e dell’aggressività.

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