MESMART: REPORT “apre gli occhi” all’Amministrazione De Luca, “è VIETATO investire su DATA CENTER da dismettere”. Lo avevamo già detto…

La puntata di REPORT e la “non” intervista all’assessore PREVITI

Messina, 3 dicembre

Da Messina a Barcellona come “Città dell’eccellenza”. Ma Messina è stata davvero “selezionata” dall’Agenzia per la Coesione e dall’Istituto Commercio con l’Estero? Ci viene qualche dubbio, anzi ci era già venuto solo scorrendo la lista delle città partecipanti alla fiera delle Smart City di Barcellona: troppe città eccellenti, un numero, invece, normale di città espositrici. Ma Messina allora era una città espositrice? Una di quelle che ha pagato la propria quota per occupare uno stand? Come una qualsiasi azienda che vende aspirapolveri? Probabilmente si, visto che l’inchiesta di REPORt andata in onda su RAI ha chiarito quanto avevamo già detto qualche settimana fa: stiamo investendo su “roba vecchia”, superata ed anche vietata, come le telecamere a riconoscimento facciale, vietate dall’UE e su server da DISMETTERE! Chi lo dice? Lo dice l’UNIONE EUROPEA ma anche e soprattutto lo dice l’AGID, l’agenzia per il digitale, che VIETA di investire su server della Pubblica Amministrazione di classe A, figuriamoci di classe B. E di che classe è quello del Centro Dati di Messina? Quello, insomma a cui dovrebbero arrivare tutti i dati del progetto MESMART? Un “bel” sistema di CLASSE B, ovviamente. Insomma un sistema digitale da dismettere subito, che non potrà dialogare con l’amministrazione Statale. Perché? Perchè questi sistemi, come quello di Messina NON garantiscono sicurezza da attacchi informatici e dunque NON garantiscono la PRIVACY delle informazioni contenute. Sono, dunque, dei veri e propri “cavalli di troia” che potrebbero creare falle per i sistemi centrali dello STATO, oltre che diventare pozzi di San Patrizio da cui ogni hacker potrebbe attingere informazioni “preziose”.

L’Agenzia per il Digitale, AGID, classifica, infatti, in tre categorie i server della Pubblica Amministrazione esistenti in Italia:

  • Poli Strategici Nazionali: sono quelli da prendere ad esempio, sviluppati per sicurezza e garanzia della privacy, sul modello inglese.
  • Data Center di CLASSE A: poco performanti e sicuri. E’ VIETATO investire su queste strutture che prima o poi dovranno essere dismesse
  • Data Center di CLASSE B: come ad esempio Messina, che NON garantiscono requisiti minimi di affidabilità e sicurezza, da CHIUDERE il più presto possibile

Ma allora cosa avrebbe già dovuto fare e deve fare Messina? Come la maggior parte degli Enti locali su rete nazionale che posseggono server di classe A e B, ma soprattutto quelli di classe B, DEVE trasferire tutti gli applicativi sul CLOUD dell’Amministrazione Statale, e lo deve fare il prima possibile. Ma allora perché investire ben 13 milioni di euro per l’Agenda Digitale su una struttura informatica che DOVRA’ ESSERE DISMESSA? E’ quello che vogliamo chiedere all’assessore Previti, anche se sappiamo che non le piacerà la domanda e che probabilmente si alzerà senza rispondere, così come ha fatto con il giornalista di REPORT.

LA PUNTATA DI REPORT: intervista Previti al minuto 27:10

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