INTERVISTA CASO REPORT: Assessore Previti precisa la sua precisazione “Data Center Messina si, ma CLOUD PUBBLICO se serve”

Il resto degli investimenti riguarda ammodernamenti/adeguamenti necessari a garantire la continuità dei servizi ed al tempo stesso la possibilità, per tempo, di scegliere in un prossimo futuro di migrare verso un sistema di cloud pubblico”.

L’INTERVISTA di CARLOTTA PREVITI: “Noi in linea con la normativa. Anzi pronti ad essere Polo anche per le amministrazioni del Centro Sud”

Messina, 3 dicembre

La precisazione inviata alla stampa da parte dell’assessore Carlotta Previti in buona parte riprende quanto già dichiarato ai nostri microfoni, se non per quanto riguarda gli investimenti ed il “cantiere aperto” del Centro Elaborazione Dati. Parla di eventuale innovazione e di “eventuale passaggio al CLOUD PUBBLICO“. Ma allora ci chiediamo: il centro elaborazioni dati del Comune è in ristrutturazione o no? La questione non è di facile comprensione, ma basterebbe una visita al CED di Palazzo Zanca.

La nota rilasciata dall’assessore Previti per il tramite dell’Ufficio Comunicazione del Comune di Messina:

Un’inchiesta giornalistica ha messo in dubbio che i progetti di Agenda Digitale della Città di Messina non sarebbero coerenti con gli indirizzi normativi dettati dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). In verità, il potenziamento e l’adeguamento del Data Center, in uso al Comune di Messina, sono stati eseguiti alla data dell’approvazione del progetto e, comunque, nel pieno rispetto della normativa vigente ratione temporis. In particolare: – al momento dell’approvazione delle strategie sul digitale della Città e dell’approvazione della relativa progettualità, la normativa vigente (Circolare AgIDn. 2 del 24/6/2016) consentiva azioni di potenziamento (erano esclusi investimenti per la creazione di nuovi Data Center); – con il successivo Piano Triennale del 31 maggio 2017 è stato chiarito, infatti, che “Le Pubbliche amministrazioni non possono sostenere spese relative alla costituzione di nuovi data center (vedi Circolare n. 2/2016) … o all’evoluzione di data center esistenti non eletti a Poli strategici nazionali”. In tal caso, le Pubbliche amministrazioni potevano procedere agli adeguamenti dei propri Data Center, esclusivamente, al fine di: evitare problemi di interruzione di pubblico servizio; anticipare processi di dismissione dei propri data center per migrare al cloud della PP.AA.; e consolidare i propri servizi su data center di altre PP.AA. al fine di ottenere economie di spesa. Il predetto Piano Triennale, con le modifiche introdotte dalla successiva Circolare n. 5 del 30/11/2017 per il Censimento del Patrimonio ICT delle Amministrazioni e la qualificazione dei Poli Strategici Nazionali (PSN), ha meglio definito le modalità del parere (art. 7): “Una volta completato il Censimento del Patrimonio ICT, si procederà alla valutazione delle necessità IT infrastrutturali nell’ambito del Piano Triennale e, in funzione del processo di razionalizzazione, verranno proposti i PSN da qualificare. Non è previsto un numero minimo di PSN da eleggere. In buona sostanza, alla luce dei richiamati chiarimenti, le PP.AA., completato il censimento e previa approvazione di AgID, possono provvedere agli adeguamenti dei propri Data Center seppure, esclusivamente, per le richiamate ragioni. In ogni caso, l’art. 4, comma 4, dell’Accordo siglato a febbraio 2018 tra Regioni e Province autonome ed AgID prevede che “nelle more della sottoscrizione degli Accordi territoriali sono fatti salvi tutti gli interventi per i quali sono già state avviate attività nell’ambito della Programmazione regionale 2014-2020”. Ciò che consente alle Città metropolitane, come quella di Messina, che hanno investito sul PON METRO Agenda Digitale, di mantenere gli investimenti per la creazione di un ecosistema digitale tecnologicamente avanzato per gestire in remoto tutti i servizi pubblici traguardando i migliori risultati per la comunità in termini di efficienza e produttività attraverso cambiamenti del modello amministrativo-organizzativo, il vero motore della quarta rivoluzione. Pertanto l’Amministrazione comunale ha operato esclusivamente nell’ambito del perimetro normativo e regolamentare sopracitato orientando l’80% della spesa del PON Metro su investimenti per servizi ai cittadini (tasse e tributi, pratiche edilizie, cultura e turismo sicurezza e controllo dei servizi pubblici) che rivoluzioneranno il modo di dialogare dei cittadini messinesi con la P.A.. Il resto degli investimenti riguarda ammodernamenti/adeguamenti necessari a garantire la continuità dei servizi ed al tempo stesso la possibilità, per tempo, di scegliere in un prossimo futuro di migrare verso un sistema di cloud pubblico. Infine si ritiene opportuno evidenziare che gli investimenti PON Metro non sono gli unici in tema di servizi ICT dovendosi includere quanto già realizzato con fondi propri dall’Amministrazione oltre che quanto in corso in tema di ICT/ITS che fanno pertanto ridurre ancor di più l’investimento fisico sul data center comunale comunque, è il caso di ribadirlo, corretto e coerente con le superiori disposizioni. In conclusione, le azioni poste in essere dal Comune di Messina, seppure con le superiori e doverose precisazione, sono coerenti con la normativa vigente“.

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