Barcellona P.G. (Me), 21 novembre

Il Procuratore del Tribunale di Barcellona Crescenti ha ribadito l’ipotesi che l’innesco della prima esplosione sia dovuto a delle scintille partite da un saldatore o da un flex che sarebbero finite su un colorante che prendendo fuoco ha fatto da miccia per la polvere pirica. “Stiamo ancora valutando ed indagando” ha detto Crescenti “Purtroppo abbiamo anche difficoltà per la ricomposizione di una delle 5 vittime il cui corpo è stato dilaniato dall’esplosione ed i cui resti sono stati scaraventati in un ampio raggio”.

I lavori di messa in sicurezza che erano iniziati ieri proprio per evitare quanto invece è tragicamente accaduto erano stati affidati dalla ditta Costa all’impresa Bagnato. Il procuratore Emanuele Crescenti ha sottolineato che sono in corso anche accertamenti sulla regolarità dei posti di lavoro delle due ditte.

Continua, intanto, il lavoro dei vigili del fuoco nell’area dove ieri è avvenuta l’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio di Vito Costa . Due i feriti di cui uno in gravissime condizioni: è Bartolomeo Costa, 37 anni, che con la famiglia gestiva l’azienda. Al momento non ci sono indagati. Sono state identificate tutte le vittime della tragedia. Oltre alla moglie del titolare, Venera Mazzeo, 71 anni, hanno perso la vita gli operai della ditta Bagnato di Merì – in provincia di Messina : Mohamed Taeher Mannai, 39 anni, Giuseppe Testaverde, 34 anni, Vito Mazzeo, 23 anni e Fortunato Porcino, 36 anni.

Migliorano le condizioni di Nino Bagnato, ricoverato al centro grandi ustioni di Catania, figlio del titolare della ditta che stava effettuando i lavori. Proprio sull’attività degli operai si concentra l’attenzione degli investigatori. Il procuratore di Barcellona PdG, Emanuele Crescenti ha detto: ” Nella notte si e’ trattato soprattutto di lavorare per mettere in sicurezza il sito da parte dei vigili del fuoco e del Genio militare”. Il magistrato ha confermato che gli operai stavano sistemando dei cancelli quando è avvenuta l’esplosione che ha interessato prima un locale e poi altri della fabbrica. Un’esplosione – ha detto – “causata anche da una poca attenzione”.

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