Ipab Regina Elena, lavoratrici in protesta di fronte la Prefettura. FP CGIL: «Una vergognosa situazione di immobilismo e irresponsabilità politica»

Messina, 28 novembre

Il segretario della FP CGIL, Francesco Fucile, chiede un immediato intervento da parte della Regione affinché i lavoratori possano uscire fuori da una situazione ai limiti del paradosso. Il caso dell’Ipab Casa famiglia Regina Elena è diverso da quello di tutte le altre Ipab regionali, perché ci sono forti dubbi sulla gestione amministrativo contabile posta in essere

Francesco Fucile

«Non percepiscono lo stipendio da oltre 24 mesi, ma ciò nonostante continuano a prestare il loro fondamentale servizio educativo e di assistenza ai 16 bambini ospiti della struttura. Oggi però i lavoratori dell’IPAB Casa Famiglia Regina Elena hanno deciso di rompere il silenzio e manifestare di fronte la Prefettura per denunciare il silenzio e l’immobilismo che contraddistingue la loro paradossale situazione. Siamo e saremo al loro fianco, perché la situazione deve sbloccarsi». Questo il commento del segretario della FP CGIL, Francesco Fucile, oggi a fianco delle operatrici della Casa Famiglia. «Seguiamo i lavoratori ormai da anni – continua il segretario – è il vero paradosso è che nonostante sia stato nominato, dopo innumerevoli mesi, un commissario regionale, quest’ultimo non si è mai insediato. Con quale conseguenza? Che ad oggi continuiamo a non avere alcun referente con cui affrontare e risolvere questa complicata questione. Ci sono lavoratrici che, ad esempio, pur volendo andare in pensione ed avendo tutti i requisiti per poterlo fare, non ne sono in condizioni perché di fatto non esiste il soggetto che può collocarli in quiescenza e l’Inps rigetta quindi le loro pratiche. L’Ipab, da circa un anno e mezzo non ha più un CdA, dal 2015 non presente più bilanci. Insomma, ci troviamo di fronte ad un disastro economico-contabile che da circa due anni costringe questi i lavoratori a vivere nell’incertezza, senza risposte e senza la possibilità di poter essere regolarmente e normalmente pagati per il lavoro che, nonostante tutto, continuano a svolgere. Ed è a dir poco imbarazzante che c’è che si continua ad approfittare della disponibilità di queste persone e a non muovere un passo per provare a risolvere una situazione che pone l’IPAB Casa Famiglia Regina Elena, in uno status molto diverso da quella di tutte le altre IPAB siciliane»

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