Arresto Gatto e Cutè: i dettagli e le interviste

Messina, 18 settembre 2019

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, alle prime luci dell’alba di oggi, 18 settembre 2019, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 2 persone ritenute responsabili – a vario titolo – dei reati di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, porto e detenzione di armi comuni da sparo, rapina aggravata in concorso e trasferimento fraudolento di valori.

Erano le 8.45 del 25 agosto del 2018 quando Paolo Gatto e Giuseppe Cutè in sella ad un motorino affiancarono Francesco Cuscinà, pregiudicato di 63 anni, in sosta con il suo motociclo, esplodendogli contro una serie di colpi di pistola. L’omicidio però non fu portato a termine in quanto la pistola si inceppa, tanto che i due scesero dal mezzo ed ingaggiano una colluttazione con il malcapitato, dandosi poi alla fuga. Il Cuscinà, ferito alla testa, all’addome e ad un braccio fu trasportato all’ospedale Piemonte. All’origine dell’agguato un contrasto all’interno del gruppo egemone a Giostra.

Nello specifico i due destinatari della misura restrittiva, il 39enne CUTÈ Giuseppeed il 22enne GATTO Paolo, entrambi messinesi, sono ritenuti responsabili, in concorso tra di loro, di aver compiuto “atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte” dell’uomo, “esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco, che lo colpivano alla testa, all’addome e al braccio”. Con la “circostanza aggravante di aver commesso il fatto con premeditazione e con modalità mafiose”.

Nonostante le dichiarazioni fuorvianti della vittima, la successiva attività investigativa condotta dai militari dell’Arma, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Messina, ha consentito di ricostruire la dinamica dei fatti e attribuire la responsabilità del tentato omicidio ai due arrestati.

Le indagini che hanno portato all’arresto dei due indagati si sono basate su intercettazioni telefoniche e sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Giuseppe Minardi, intraneo sin dai primi anni Novanta al clan mafioso operante nella zona di Giostra e facente capo al boss Luigi Galli, così come del resto anche i due autori del tentato omicidio e la vittima.

In particolare dalle intercettazioni telefoniche tra uno degli arrestati e la madre emerge come quest’ultima avesse un atteggiamento molto critico e di disapprovazione per la condotta del figlio.

Dall’inchiesta, inoltre, sono inoltre emersi ulteriori responsabilità dei due arrestati anche  in relazione ad altri reati.

È stata documentata l’attribuzione fittizia ad un prestanome della titolarità di un negozio di scommesse sportive sito nel quartiere “Villa Lina” , di fatto di proprietà e gestito dal CUTÉ ma intestato ad una 20enne incensurata del posto al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. L’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del suddetto esercizio commerciale che, peraltro, è stato recentemente chiuso.

Inoltre, GATTO Paolo è stato individuato quale responsabile di una rapina a mano armata perpetrata nel mese di gennaio 2019 presso un distributore di benzina del Viale Giostra a Messina. In tale occasione, sotto la minaccia di un coltello, puntato alla gola e al ventre dell’addetto al distributore, il 22enne si era fatto consegnare l’incasso della giornata, pari a 500 euro.

Infine le indagini hanno evidenziato, così come riportato dal G.I.P. nell’ordinanza, il “clima di omertà e reticenza che ha contrassegnato l’intera vicenda, quale traspare dalla renitenza della stessa vittima a fornire agli inquirenti elementi utili per lo svolgimento delle indagini, renitenza spintasi fino alla rappresentazione dei fatti in modo totalmente diverso rispetto al loro effettivo svolgimento” .

Dagli elementi raccolti emerge inoltre l’allarmante caratura criminale degli indagati che ha indotto il GIP ha sottoporre gli arrestati alla misura di massimo rigore, ritenuta “unico strumento cautelare adeguato ad arginarne la temibile vocazione criminale e  a prevenire il fondato pericolo di recidivizzazione”.

Al termine delle operazioni gli arrestati sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Messina.

IL VIDEO DEL TRASFERIMENTO A GAZZI

LA CONFERENZA STAMPA

INTERVISTA AL PROCURATORE RAFFA

INTERVISTA AL CAPITANO DE ALESCANDRIS

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