XVII Horcynus Fest – F-Aìda: Santa Samantha Vs – sciagura in tre mosse

Messina, 1 agosto 2019

La XVII edizione dell’Horcynus Festival è dedicata alla Spagna e alle metamorfosi che stanno cambiando la Società, l’Economia e il Mediterraneo.

L’evento, in corso a Messina dal 21 luglio al 4 agosto e fino al 28 settembre a Mirabella Imbaccari (CT), ospita Cinema, Musica, Teatro, Arte contemporanea, summer school e focus tematici per indagare come bellezza, economia solidale e nuove tecnologie green accelerano le trasformazioni sociali. Una riflessione di sintesi dei percorsi di ricerca che la Fondazione Horcynus Orca (polo di arti, tecnologie e ricerca economico-sociale) realizza da anni nell’area dello Stretto, insieme alla Fondazione di Comunità di Messina, da sempre nell’organizzazione del Festival, sostenuto quest’anno dall’Ambasciata di Spagna in Italia e dalla Fondazione con il SUD.

«L’Ambasciata ha scelto due specifici poli d’intervento per i propri eventi culturali – spiega Ion de la Riva Guzmán de Frutos, Consigliere culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia – oltre ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, la Fondazione Horcynus Orca a Messina. Collaborazione motivata dalle relazioni secolari che legano Spagna e Sicilia ma anche dalla precisa volontà di costruire un duraturo sistema di scambi e sguardi incrociati tra artisti spagnoli, siciliani e italiani».

Un concerto e sei film tra i più amati e premiati dell’ultima stagione spagnola hanno trovato spazio  nella rassegna Festival del Cinema Spagnolo. A settembre la sezione di arte contemporanea  “Incontri Mediterranei/il quinto punto cardinale” curata da Martina Corgnati. Sabato e domenica il Festival dedica un focus alla nuova drammaturgia, in collaborazione con la Rete Latitudini: sab. 3 reading della produzione originale F-Aìda; dom. 4 prima nazionale assoluta della trilogia itinerante Santa Samantha Vs – sciagura in tre mosse,scritta e diretta da Rosario Palazzolo, produzione Teatro Biondo Palermo.

Tre spettacoli consecutivi al Parco Horcynus: 19.30 Lo Zompo; 21.00 Mari/age; 22.30 La Veglia. Sette personaggi che vivono e scompaiono, crescono e mutano, intorno alla figura di una bimba, poi donna, incoronata suo malgrado Madonna in terra. (La Veglia il 22 settembre sarà ospite del festival Tramedautore al Piccolo Teatro Grassi di Milano).

Scheda artistica:

Santa Samantha Vs

sciagura in tre mosse

testo e regia Rosario Palazzolo

scene Luca Mannino

musiche originali Francesco Di Fiore

luci Alice Colla

costumi Daniela Cernigliaro

assistente alla regia Angelo Grasso

Lo zompo

con Rosario Palazzolo

Mari/age

con Alessio Barone, Delia Calò, Chiara Italiano, Viviana Lombardo, Sabrina Petyx

La veglia

con Filippo Luna

produzione Teatro Biondo di Palermo

distribuzione Rete Latitudini

Santa Samantha Vs – sciagura in tre mosse è qualcosa di caotico e di misterioso, di festoso e di rivoltante, è il teatrino di una parrocchia, una sala trattenimenti e una camera mortuaria. Tre luoghi per tre spettacoli differenti, autonomi ma collegati come una sorta di narrazione seriale. Sette personaggi vivono e scompaiono e tornano e si alternano, sette personaggi che vediamo crescere e vivere e mutare così come la storia, una storia che si sviluppa intorno alla figura di Samantha, una bambina, una donna che nasce a Palermo e che vive un’esistenza minima, fatta di cugine, di santissime marie, di credenze popolari che l’incoronano, suo malgrado, “Madonna in terra”, obbligandola a dispensare miracoli, a tutti i costi.

Mari/age è un congegno spaventoso, una festa pirotecnica, un incubo balthusiano che invade la sala, sposta il pubblico, lo disarciona, gli impone di ridere per una storia triste, fissata su un tempo fermo, con l’orologio avanti e indietro.

È anche un matrimonio, ovviamente, quello di Samantha, una giovane donna obbligata a distribuire miracoli in una Palermo decadente e trash, che si fa universale, trasversale, ecumenica. Ed è la storia di Rita e Fatima, le terribili cugine di Samantha, due signorine perfettamente a loro agio nel ruolo di mantenitrici di un equilibrio malsano, che sgambettano pubblicamente affinché vengano reiterati i medesimi meccanismi del privato, quelli in cui ciascuno ha un ruolo prestabilito, garantito, necessario.

Il tutto in una lingua “scotennata” e variopinta, una lingua disponibile all’errore, al fallimento, all’incomprensione, una lingua in cui le virgole smettono di essere virgole e divengono interpunzioni emotive, sequenziali, e in cui lo scherno e la sciagura propongono il medesimo racconto, abbastanza divertente, moltissimo pauroso.

La veglia:una stanza della morte, una donna forsennata che attende il corpo della figlia. Un corpo preteso e conteso col pubblico, che sarà un antagonista ideale, muto e terribile, detentore di qualsiasi decisione.

Carmela è una donna minuta, arcigna, tenera, è una lingua di fuoco e una bocca cannone che sputa odio e sarcasmo, prendendosi gioco della sintassi comune: una rivolta linguistica consapevole, un’invenzione costante: tutti segni di una disperazione composta, silenziosa, e anche sopita, messa a sedere davanti i telequiz, le telenovele, i documentari televisivi. Perché Carmela non parla da ventuno anni, chiusa nella sua stanza, protetta da un’immaginazione che adesso non le basta più. Per questo è uscita, per questo è lì, per questo tra un attimo riprenderà a parlare.

La veglia è uno spettacolo rabbioso, beffardo e struggente, in cui l’ironia e la disperazione confluiscono nel medesimo fallimento, quello di chi immagina un qualsivoglia buon senso.

La veglia è anche uno spettacolo sullo spettacolo dello spettacolo, quello mediatico, che ci ha resi tutti spettatori, persino di noi stessi.

F-Aìda – Salvatore Arena, in alto di copertina “La Veglia”, Filippo Luna

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