Paolo Borsellino “Troppo pochi i magistrati. Così non si combatte la mafia”. L’audizione del 1984.

ROMA, 16 LUG – “Che senso ha essere accompagnato la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera?”. A domandarlo è Paolo Borsellino davanti alla Commissione antimafia di allora, in un breve video proiettato oggi in Senato. Il magistrato lamenta di avere la scorta solo la mattina, per mancanza di autisti giudiziari; lamenta anche la mancanza di segretari e dattilografi “ne abbiamo bisogno per tutto l’arco della giornata”, spiega. “Voglio sottolineare – dice Borsellino alla Commissione antimafia nel 1984 – la gravità dei problemi di natura pratica che ogni giorno dobbiamo affrontare. Con la gestione dei processi di mole incredibile, è diventato indispensabile l’uso di attrezzature più moderne, come i computer: il pc è finalmente arrivato ma non sarà operativo se non tra qualche tempo, ci sono problemi gravi di installazione, è stato messo in un camerino. Deve servire per la gestione dell’enorme processo che stiamo portando avanti. E’ indispensabile, c’è una mole di dati incredibile, il processo impegna ben 4 magistrati. Non bastano più le rubriche artigianali”. “Quanto al personale – prosegue il magistrato – non si tratta solo di dattilografi e segretari di cui avremmo bisogno di aver garantita la presenza per tutta la giornata, non solo per la mattinata; ma mi riferisco anche agli autisti giudiziari: la mattina con strombazzamento di sirene la gran parte di noi viene accompagnata in ufficio dalle scorte ma il pomeriggio c’è una sola macchina blindata e io sistematicamente vado in ufficio con la mia auto per poi tornare a casa verso le 21-22”. “La libertà la riacquisto – dice infine Borsellino rispondendo ad un esponente della Commissione – ma non vedo che senso ha perdere la libertà la mattina per essere libero di essere ucciso la sera”.

“E’ un po’ paradossale che la commissione antimafia venga a chiedere quale è la situazione della lotta alla mafia: i magistrati vengono mandati qui di malavoglia, vengono con la valigia in mano da auditori e ripartono appena trovano l’occasione o appena scadono i due anni. L’incentivo non può essere che economico, mi si dice che e’ allo studio ma da tre anni ma ancora non si hanno notizie”. Lo dice Paolo Borsellino audito nel 1989 dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. “Queste zone sono periferiche ma non con riferimento alla criminalità. Il mio ufficio, rimanendo identico come personale, mentre prima si occupava di 4 mila processi l’anno, ora si occupa di 30 mila processi l’anno a cui si aggiungono 60 mila dalle procure del circondario. Oggi io ho i 100 mila processi: me li sono guardati tutti, io non mi arrendo”.

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