Concorsi truccati: rettore ed ex rettore promotori ‘sistema’. Procuratore Zuccaro: “Sistema criminale”

CATANIA, 28 GIU – Il provvedimento del Gip sfociato stamane nella sospensione del rettore di Catania Francesco Basile e di altri nove professori, indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta, è stato emesso sulla base di indagini coordinate dalla Procura etnea eseguite dalla Digos dal giugno del 2016 al marzo del 2018. L’inchiesta ha svelato quella che gli investigatori hanno definito un’associazione a delinquere che avrebbe avuto come capo il rettore dell’Università di Catania Francesco Basile e di cui sarebbe stato promotore il suo predecessore Giacomo Pignataro, finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati per alterare il naturale esito dei bandi di concorso per il conferimento degli assegni, delle borse e dei dottorati di ricerca, per l’assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statutari dell’Ateneo (Consiglio d’Amministrazione, Nucleo di Valutazione, Collegio di Disciplina), per l’assunzione e la progressione in carriera dei docenti universitari. Gli investigatori hanno sottolineato come il sistema non sia ristretto all’Università etnea ma si estende ad altri atenei italiani – non è stato reso noto quali – i cui docenti, nel momento in cui sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono sempre preoccupati di ‘non interferire’ sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente favorendo il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole. Tra i 40 indagati vi sono anche coloro che hanno vinto i concorsi. Diciassette dei concorsi che sarebbero stati truccati sono per professore ordinario, quattro per professore associato, sei per ricercatore.

Un vero e proprio “codice di comportamento sommerso” operante in ambito universitario secondo il quale gli esiti dei concorsi devono essere predeterminati dai docenti interessati. E’ quanto emerge dall’operazione ‘Università bandita’ della Polizia di Stato di Catania sfociata stamane nella sospensione dal servizio da parte del Gip del rettore Francesco Basile e altri nove professori, indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. L’operazione è stata illustrata durante una conferenza stampa alla quale ha preso parte il procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro. Le indagini hanno accertato come nessuno spazio doveva essere lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo poteva essere presentato contro le decisioni degli organi statutari. Secondo quanto accertato, inoltre, le regole del codice avevano un un preciso apparato sanzionatorio e le violazioni erano punite con ritardi nella progressione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico.

“L’indagine ha consentito di svelare un sistema di nefandezze che purtroppo macchia in maniera veramente pesante il nostro Ateneo perché coinvolge tutti i personaggi di maggiore responsabilità al suo interno”. Lo ha affermato il procuratore della Repubblica Catania, Carmelo Zuccaro, parlando dell’operazione ‘Università bandita’. “Abbiamo accertato che questo sistema, che vedeva al vertice il precedente rettore e il rettore attuale – ha aggiunto – ha inquinato il sistema di votazione all’interno dell’Ateneo per la nomina del rettore e per la nomina degli organi più importanti. A cascata questo sistema si é perpetuato per condizionare numerosi concorsi di tutti i dipartimenti”. “Un sistema – ha concluso Zuccaro – che non esito a definire squallido perché le persone che vengono proposte non sono le più meritevoli per aggiudicarsi il titolo. Quando qualcuno ha il coraggio di proporsi come candidato per questo posto nonostante il capo del dipartimento abbia deciso che non sia venuto il suo momento, queste persone vengono fatte oggetto di critiche pesanti, addirittura di ritorsioni da parte del capo del dipartimento”.

“Si è usata la parola, da parte di qualcuno, non da parte mia, di ‘metodi paramafiosi. Parto dal principio che se tutto è mafia, nulla è mafia. Io uso la parola mafia per sistemi effettivamente mafiosi. Però questi sono sistemi criminali e anche i sistemi criminali organizzati non mafiosi posso produrre effetti devastanti”. Continua il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, durante la conferenza stampa . “I fatti – ha aggiunto – sono estremamente gravi e certamente non fanno onore a persone che dovrebbero appartenere al mondo della cultura: cultura che non può soffrire l’adozione di sistemi clientelari e non basati sul merito per potersi perpetuare. Una cultura che si basa su questi sistemi è una cultura destinata a rimanere sterile e a perseguire più esigenze clientelari che non esigenze di progresso e di sviluppo della nostra società”.

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