Province,un futuro ancora incerto dopo la stagione dei tagli. Pesano nubi politiche.Attive su 5.100 scuole e 130mila km strade

ROMA, 29 APR – Funzioni rivisitate, ma senza le risorse di un tempo e con personale dimezzato: questa al momento la fotografia delle Province italiane, almeno a stare al dopo legge Delrio, la norma che dal 2014 ha fissato per questi enti, divenuti nel frattempo di Area Vasta, una nuova infrastruttura operativa. Anche per questa ragione, secondo molti addetti ai lavori, assume un’importanza fondamentale la sorte di queste amministrazioni, operative su larga parte dell’Italia da ben prima della nascita della Repubblica e ancora contemplate nella Costituzione.

Per dire, nell’attuale elenco delle funzioni fondamentali figurano la responsabilità della gestione dell’edilizia scolastica (più di 5.100 edifici delle scuole medie superiori, frequentate da circa 2,5 milioni di studenti); la costruzione e la gestione delle strade provinciali (130mila chilometri, su cui insistono almeno 30mila tra ponti, viadotti e gallerie), la pianificazione del territorio – con annessa valorizzazione dell’ambiente – e quella dei servizi di trasporto. Nel recente passato la governance delle 76 province delle regioni a statuto ordinario è passata (con la riforma Delrio) ai presidenti eletti con sistema di secondo grado tra i Sindaci del territorio e i consiglieri provinciali, il tutto senza Giunte, con una durata in carica di 4 anni per i Presidenti e di 2 per i Consigli.

Un cambiamento repentino rispetto a quanto fissava la legge 81 del 1993, che prevedeva che le province italiane fossero in tutto 107 (tra regioni ordinarie e speciali), rette da circa 4.100 amministratori (tra presidenti, assessori e consiglieri provinciali). Con il dopo riforma il numero totale delle province nelle regioni ordinarie è passato da 86 a 76, con in più – in un primo momento – la nascita di 10 Città metropolitane.

Un barlume di speranza per il futuro delle Province l’ha introdotto il decreto Milleproroghe del 2018 che ha istituito presso la Conferenza Stato-Città, che si tiene al Viminale, un tavolo tecnico-politico per ‘la redazione di linee guida finalizzate all’avvio di un percorso di revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle province e delle città metropolitane, al superamento dell’obbligo di gestione associata delle funzioni e alla semplificazione degli oneri amministrativi e contabili a carico dei comuni, soprattutto di piccole dimensioni’. La storia recente ha contato una serie cospicua di tagli ai trasferimenti: 1 miliardo di euro con la legge di stabilità del 2014 e 1 miliardo per ciascun anno dal 2015 al 2017.

La scure si è abbattuta anche sul personale, che con la legge di stabilità per il 2015 è stata ridotta del 50% in tutti i 76 Enti (con il trasferimento di 16 mila dipendenti in mobilità o collocati in pensione). Dopo la stagione dei tagli è sopravvenuta tuttavia, a partire dal 2016 – quindi quando in maniera contestuale la cesoia sulle spese non era ancora terminata – l’erogazione di risorse per garantire i servizi essenziali. In particolare un passo avanti è stato fatto con la Legge di Bilancio del 2018 che ha assegnato 317 milioni per quell’anno, e 110 milioni per il 2019 e per il 2020. La legge di Bilancio 2019 ha invece assegnato 250 milioni per ogni anno dal 2019 al 2033 per la manutenzione straordinaria delle strade e delle scuole superiori. Risorse che hanno fatto trapelare un timido recupero della spesa per investimenti, che – dopo il -60% archiviato tra il 2011 e il 2018 – nel confronto tra i primi due mesi 2018-2019 ha evidenziato un aumento del 6%.

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