Mafia: dopo il blitz, il Gip, “su Ruggirello confluivano voti cosche”

PALERMO, 5 MAR – Paolo Ruggirello, ex deputato Pd all’Ars, arrestato oggi per mafia, secondo l’accusa, strumentalizzando il proprio ruolo istituzionale, avrebbe “contribuito al raggiungimento di uno degli scopi dell’associazione mafiosa: il controllo del voto democratico e l’influenza sulla gestione della cosa pubblica”. Lo scrive il gip di Palermo nel provvedimento che dispone l’arresto di Ruggirello e altri 24 tra boss e gregari trapanesi. Per il giudice, l’ex deputato, “destinatario delle preferenze elettorali fatte confluire da esponenti di detta associazione nel corso di varie consultazioni elettorali, fornendo un concreto e specifico contributo per garantire gli interessi del sodalizio mafioso, a cui metteva a disposizione – per il tramite di singoli affiliati, con i quali intratteneva rapporti continuativi ed ai quali si rivolgeva anche per questioni personali – l’influenza e il potere derivanti anche dalla sua posizione di deputato regionale dell’Assemblea Regionale Siciliana”. Per gli inquirenti Ruggirello, che avrebbe incontrato più volte mafiosi, avrebbe avuto il sostegno dei boss di Trapani, nelle più recenti competizioni elettorali, ossia quelle per il rinnovo della Assemblea regionale siciliana del 2017 e quella per la Camera e il Senato del 2018. L’ex parlamentare avrebbe tutelato gli interessi della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, anche facendo avere finanziamenti pubblici, avrebbe fatto assumere all’ospedale di Trapani la figlia di un mafioso di Campobello di Mazara, promesso posti di lavoro, fatto avere appalti a imprese mafiose. Per gli inquirenti provate le sue richieste di aiuto elettorale a mafiosi del calibro di Salvatore Crimi e dei Virga di Trapani a cui avrebbe dato denaro per il sostegno elettorale.

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