Affollamento carceri: il Garante Mauro Palma “Non è fake news”

ROMA, 26 MAR – Nell’ultimo anno si contano 2.047 detenuti in più, “con un andamento progressivo crescente e preoccupante”, e “questo aumento si riverbera sulle condizioni di vita interna e sul sovraffollamento, che non è una fake news”. Lo evidenzia il garante nazionale delle persone detenute Mauro Palma nella relazione al Parlamento. Nello stesso periodo il numero di persone finite in carcere è diminuito, sono 887 in meno, quindi l’aumento è dovuto alla minore possibilità di uscita. In totale sono 60.472 i detenuti e 50.514 i posti letto.

Il garante nazionale invita, quindi, il Parlamento a riflettere sulle cifre. Innanzitutto sottolinea Palma perché “nel luogo di ricostruzione, o a volte di costruzione, del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità stessa”. Inoltre, “l’attenzione geometrica alla ‘cella’ non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative. Il nostro modello di detenzione – afferma – continua, al contrario, a essere imperniato, culturalmente e sul piano attuativo, sulla permanenza nella ‘cella’, così vanificando la proiezione verso il dopo e il fuori”.

Vale per tutti, “ogni persona, nativa o straniera, libera o ristretta, capace o meno di intendere o in qualsiasi altra condizione”, il diritto “alla dignità personale e alla propria integrità psicofisica” e a questi “aggiungo il diritto alla speranza”. Lo dice Maura Palma. A questo diritto, aggiunge, corrisponde “l’obbligo” di garantire “la maggiore autodeterminazione possibile nei limiti dati dalla sua condizione e nel contesto dei valori e principi che la nostra Costituzione tutela”. E la percezione di insicurezza “non può essere semplicemente assunta, da parte di chi ha responsabilità istituzionali, come un dato, fisso, ingiudicabile; non può costituire il criterio informatore di norme né di decisioni amministrative”.

“La sofferenza, sia essa la risultante di proprie azioni anche criminose, del proprio desiderio di una vita diversa e altrove, della propria vulnerabilità soggettiva, merita sempre riconoscimento e rispetto. Merita un linguaggio adeguato, soprattutto da parte di chi ha compiti istituzionali. Ben sapendo che il linguaggio è il costruttore di culture diffuse e l’espandersi di un linguaggio aggressivo e a volte di odio, costruisce culture di inimicizia che ledono la connessione sociale e che, una volta affermate è ben difficile poi rimuovere”. E’ il richiamo di Mauro Palma, nella relazione al Parlamento che raccoglie le osservazioni, le analisi e le raccomandazioni dell’autorità, il cui ambito d’azione va dalle carceri, ai luoghi di detenzione amministrativa, alle strutture per persone non autosufficienti. “Proprio sul linguaggio – sottolinea Palma – vorrei che concentrassimo tutti noi, da punti diversi di responsabilità, il nostro impegno. Ben sapendo che per il ruolo che ricopriamo il nostro linguaggio ha un valore ancora più pregnante perché da esso traspare la capacità di non perdere la dimensione umana che è al fondo dell’azione di chi ha compiti di regolazione, legislazione, amministrazione, controllo”.

“I primi garanti dei diritti delle persone fermate, arrestate o detenute sono proprio coloro che hanno il compito della loro privazione della libertà. Nessuno spirito di corpo e nessuna difesa della propria appartenenza può far venir meno tale principio”. E’ il richiamo di Mauro Palma, che sottolinea: “ogni violazione deve essere tempestivamente accertata e sanzionata, per non inviare un inaccettabile messaggio d’impunità che lederebbe non solo la fiducia nelle istituzioni, ma lo stesso stato di diritto che è cardine della nostra civiltà giuridica”.

“Dal punto di vista della utilità dell’introduzione del Taser, solo se il suo impiego farà diminuire il ricorso alle armi da fuoco e al contempo garantirà la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, si potrà dire che la sperimentazione avrà avuto esito positivo. Rimangono, infatti, le riserve e le cautele già espresse in passato” conclude Mario Palma. Negli ultimi mesi, 30 pistole elettriche sono entrate a far parte della dotazione dei reparti di Polizia (14 distribuite in sette città) e Carabinieri (le rimanenti, in sei città) e nel 2018 ci sono stati 31 interventi, 24 dei quali si sono risolti con la sola estrazione del dispositivo. Il Garante nazionale riconosce che “si è fin qui proceduto con scrupolosità e cautela nell’introdurre questa innovazione”, ma esprime “preoccupazione” per la possibile estensione della sperimentazione anche alle Polizie locali.

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