Spadafora: Precari in sciopero. “Siamo stati dimenticati dall’amministrazione”. Tutto affidato al sindaco di Barcellona?

Spadafora (Me), 27 febbraio 2019

A Spadafora i precari comunali sono in sciopero. Si sentono dimenticati ed orfani dell’amministrazione comunale, dalla quale non hanno notizia di cosa sia stato fatto o del cosa si stia facendo per provvedere al diritto a cui hanno avuto accesso già in tanti, precari come loro: la stabilizzazione. Occupano posizioni vitali all’interno della linea operativa del Comune di Spadafora, ed hanno così deciso di incrociare le braccia.

“Il nostro stipendio da vent’anni è un sussidio di disoccupazione pagato dalla Regione che ammonta a poco più di 500 euro. Eppure siamo essenziali per l’operatività del Comune. Attendiamo da troppo tempo risposte, ma riceviamo solo promesse, mai dati di fatto”. E’ amaro lo sfogo dei 7 precari raccolti all’interno della sala Consiliare del palazzo comunale di Spadafora.

Un cartello ciascuno appeso al collo, visi tirati, rassegnati. Fuori della sede del Comune di Spadafora un lenzuolo appeso in segno di protesta. “Il sindaco di Barcellona ha preso a cuore la nostra vicenda e sta vedendo cosa sia necessario fare per poter giungere alla nostra stabilizzazione”, e ci sembra quanto meno enorme che ai precari di Spadafora debba pensarci il sindaco di Barcellona.

Chiediamo allora di poter parlare con il sindaco Pappalardo. “Non c’è, è in ambulatorio” ci rispondono. Pappalardo è un medico prestato alla politica, sindaco del paese da dieci anni, due sindacature di seguito che non gli permetteranno di ricandidarsi. Chiediamo allora di parlare con il vicesindaco, la dottoressa Tania Venuto. “E’ in farmacia fino alle 12.30” ci riferiscono. Tania Venuto è farmacista e probabilmente si candiderà alle prossime elezioni correndo alla poltrona di sindaco. Diteci con chi possiamo parlare dell’amministrazione, allora? Chiediamo. Ma non c’è nessuno della parte politica dell’amministrazione comunale.

Lasciamo così il palazzo comunale, il lenzuolo dei precari dimenticati appeso all’ingresso, come un fantasma agitato dal vento.

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