SALDI. SONDAGGIO DI CONFESERCENTI SICILIA SU ANDAMENTO PRIMA SETTIMANA. PRESIDENTE VITTORIO MESSINA: “LA RIPRESA NON C’E’ “

ANDAMENTO ACQUISTI UGUALE ALLO SCORSO ANNO. COMMERCIANTI SFIDUCIATI SUL FUTURO.” IL SONDAGGIO PROPOSTO A 200 COMMERCIANTI IN TUTTA L’ISOLA DEL SETTORE MODA E CALZATURE

Palermo, 10 gennaio
2019.

La ripresa resta lontana. Ad una
settimana dall’avvio dei saldi in Sicilia, a pensarla così è il 72 per cento
dei commercianti dell’Isola. Il dato emerge da uno studio condotto in tempo
reale da Confesercenti Sicilia intervistando un campione di 200 esercenti del
settore moda e calzature per fotografare l’andamento dei saldi sui dati reali
della prima settimana ma anche gli umori e le aspettative per il futuro. Il
quadro che emerge è tutt’altro che roseo. Per il 59 per cento dei negozianti la
situazione è uguale allo scorso anno. E a questa percentuale va ad aggiungersi
il giudizio di chi (il 13% degli intervistati) dichiara addirittura “vendite in
calo” rispetto allo scorso anno. Solo un 2 per cento considera, invece,  l’andamento “molto buono”. Una voce flebile
confinata peraltro solo in due province della Sicilia orientale: Ragusa e
Siracusa. Per il resto, il feedback imperante che arriva dai commercianti, è
quello di una situazione stagnante, una ripresa lenta, quasi inesistente, anche
tra gli esercenti delle province che lo scorso anno avevano espresso toni
ottimistici. Ad Agrigento, ad esempio, nel 2018, l’80 per cento degli
intervistati aveva segnalato un aumento delle vendite. Quest’anno a vedere
positivo è solo il 30 per cento e lo stesso accade anche ad Enna che lo scorso
anno aveva “sorriso” in periodo di saldi con un 62,50 per cento di negozianti
che dichiarava un aumento delle vendite. 
A rimanere uguale secondo la categoria è anche il budget di spesa pro
capite destinato agli acquisti e che non è ancora da fine crisi.

“Dai dati che abbiamo raccolto
emerge una prospettiva stagnante, poco ottimistica rispetto al futuro – dice
Vittorio Messina, presidente regionale di Confesercenti Sicilia – Ai
commercianti abbiamo chiesto di dare un giudizio oltre che sulla chiusura della
prima settimana, sull’andamento che immaginano per il proseguo della stagione e
solo il 26 per cento crede che la situazione possa migliorare mentre i più, il
74 per cento, considera che rimarrà stabile (51%) o addirittura andrà a
peggiorare (23%). Più in generale per il 54% degli intervistati gli spazi per
una significativa ripresa del settore moda sono pochi e per l’8%  addirittura inesistenti”.

Un aspetto importante del
sondaggio è però anche quello che monitora i sentimenti rispetto alle
trasformazioni del settore: dalle vendite online agli effetti del Black friday,
dall’anticipazione dei saldi alle aperture domenicali e festive. Un vero e
proprio screening su un comparto in sofferenza da anni e da anni in cerca di
una via d’uscita. Dieci le domande sottoposte ai negozianti: Rispetto a gennaio 2018, com’è stato
l’andamento delle vendite nei saldi iniziati il 2 gennaio 2019?
; Secondo lei il Black friday ha drenato
risorse alle vendite nel periodo dei saldi 2019?
; Ha trovato giusto l’avvio dei saldi in Sicilia al 2 gennaio 2019?;
Come immagina il proseguo dei saldi invernali 2019?; La spesa pro capite
destinata agli acquisti durante il periodo dei saldi 2019 rispetto al 2018 è
aumentata, uguale o diminuita?; Come valuta la crescente diffusione delle
vendite online, positiva, negativa o irrilevante?; Ritiene che ci siano spazi
per una più significativa ripresa nel settore moda?; Ritiene  che per il settore moda, un buon
posizionamento del punto vendita sui motori di ricerca incida sulle vendite?;
Secondo lei quanto incidono gli eventi organizzati dai Comuni nel periodo
natalizio sulle propensione della spesa?; Ritiene che le aperture domenicali e
nei festivi abbiano influito sul volume d’affari sviluppato nella sua
attività?.

“Quesiti che ci aiutano a
comprendere meglio lo stato di salute e le trasformazioni del settore
sull’Isola – dice Michele Sorbera, direttore di Confesercenti Sicilia – Il
giudizio positivo sull’anticipo dei saldi che abbiamo raccolto,  ad esempio, evidenzia quanto i tempi con le
politiche delle vendite online e delle fidelity
card
siano cambiati e quanto il settore abbia bisogno di una riforma
generale a garanzia di commercianti e consumatori”.

LE VENDITE ONLINE. I dati
diventano così una lente di ingrandimento sul settore moda differenziato per
zone territoriali e dimensione d’impresa. Le vendite online non spaventano più
in province dove in tanti si sono adeguati ai tempi come a Catania. Qui per
l’83,33 per cento dei negozianti la crescente diffusione delle vendite online
non rappresenta più un problema per l’impresa. E così è, anche se in
percentuali più ridotte, a Palermo (40%) e Ragusa (44%). Il processo di
adeguamento e innovazione delle imprese resta però complessivamente lento,
tanto che la crescente diffusione del commercio online viene considerata
“negativa” dal 63 per cento dei negozianti siciliani.  

LE APERTURE DOMENICALI E FESTIVE.
Sicilia a chiazze anche per quanto riguarda le aperture nei festivi e le
domeniche ritenute positive a Caltanissetta (80%) Palermo (70%) e Catania
(66,67%), decisamente meno influenti in altre città come Messina dove tutti gli
intervistati si sono espressi contro le aperture domenicali e festive
giudicandole “poco” (60%) o “per niente incisive” (40%).

IL BLACK FRIDAY.  Per il 68 per cento dei negozianti
intervistati il Black friday ha drenato una parte delle risorse destinate ai
saldi, ma a guardare i dati delle singole province si scopre un giudizio
variegato e abitudini diverse dei consumatori. Così se a Messina, per esempio,
il giudizio in questo senso è unanime (per il 60 per cento dei commercianti il venerdì nero ha drenato “molte” risorse,
per il restante 40 “abbastanza”), ad Agrigento il 70% considera che non abbia
pesato per nulla sugli effetti benefici dei saldi rispetto agli incassi. Sulla
stessa lunghezza d’onda anche Catania (66,67%), mentre Palermo è spaccata a
metà.

L’AVVIO ANTICIPATO DEI SALDI.
Rispetto all’avvio anticipato dei saldi solo un 25% degli intervistati lo
giudica un errore. Il 49 per cento trova la misura “corretta” mentre il 26 per
cento si dichiara “indifferente”.

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