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“POTREBBE ARRIVARE IL DISSESTO ENTRO IL 31 DICEMBRE”. INFORMATIVA AI LAVORATORI ORSA

Messina, 13 novembre 2018

L’ORSA non ha mai fatto mistero di valutare con attenzione l’opzione dissesto, evitando, però, di farne una bandiera ideologica e precisando che il fallimento del Comune non è una scelta ma una condizione conclamata che viene certificata dalla Corte dei Conti.

Abbiamo più volte consigliato a De Luca di valutare se a Messina ancora esiste la possibilità di erogare con certezza i servizi essenziali e pagare gli stipendi, ma il sindaco, dopo le consultazioni romane è stato autorizzato a tentare il piano di riequilibrio, il resto della storia e delle spaccature sindacali lo conoscete.

Di fronte a una condizione di dissesto ancora non conclamato in modo ufficiale, per la dirigenza dell’ORSA le strade da prendere erano due: teorizzare ancora sull’ideologia del dissesto, (potendo contare sul nostro pasto caldo giornaliero garantito) e valutando trascurabili le centinaia di posti di lavoro che si sarebbero persi… Oppure sedersi al tavolo del salva Messina per provare a limitare i danni, le privatizzazioni e i licenziamenti di precari e indotto presenti nella prima stesura del piano di riequilibrio che si concretizzerebbero anche in caso di default.

Col mandato dell’assemblea di Base abbiamo deciso di restare al tavolo e oggi i fatti ci danno ragione, non ci fosse stato un sindacato disposto a trattare, De Luca sarebbe stato autorizzato a portare in consiglio comunale la cosiddetta macelleria sociale.

Lo stravolgimento in meglio del Salva Messina è stato ammesso da ogni versante, il sindacato trattante ha svolto il suo ruolo statutario evitando le privatizzazioni dei servizi essenziali e salvando posti di lavoro che non sono mai trascurabili, CHI LI GIUDICA TALI HA UNA VISIONE DISTORTA DELL’INTERESSE COLLETTIVO.

Missione compiuta? Assolutamente no! Posto che il piano di riequilibrio firmato dai sindacati è solo un documento d’indirizzo che dovrà essere emendato e approvato dal pertinente Consiglio Comunale, nell’incontro di ieri IL SINDACO HA POSTO ALTRI ELEMENTI AL TAVOLO.

Nel programmare il piano di riequilibrio è obbligatorio tentare la transazione della massa debitoria con i creditori, per approvare il Salva Messina la Commissione Ministeriale e la Corte dei Conti chiedono certificazione di avvenuta transazione con i creditori, volta a dimezzare il 90% della massa debitoria. In caso contrario dopo il 31 dicembre SCATTEREBBE IL DISSESTO.

Significa che il Salva Messina andrà avanti solo se il Comune di Messina riuscirà nell’impresa di dimezzare il 90% della massa debitoria, provando a convincere i creditori a incassare solo il 50% delle somme loro dovute, promettendo la conclusione dei pagamenti in tempi brevi. Col dissesto i tempi si allungherebbero.

In buona sostanza, se il Comune dovesse riuscire nell’impresa, si realizzerebbe l’abbattimento del debito al 50%, esattamente come in caso di dissesto, con la differenza che col piano di riequilibrio non si perderebbero posti di lavoro, col default si! PER IL SINDACATO NON È UN DETTAGLIO TRASCURABILE.

Alla luce di fatti, messe da parte le bandiere ideologiche fini a se stesse e nell’interesse dei lavoratori, auspichiamo che i creditori accettino la proposta,

Il sostegno dell’ORSA a questo piano di riequilibrio non è un atto di schieramento politico ma un calcolo di convenienza risultante dalla comparazione delle due opzioni venutesi a creare dopo la ritrattazione del salva Messina:
1) DISSESTO: tributi al massimo, servizi al minimo, dimezzamento del debito, perdita di posti di lavoro precari e dell’indotto.
2) PIANO DI RIEQUILIBRIO: tributi al massimo, servizi al minimo, dimezzamento del debito, TUTELA DI TUTTI I POSTI DI LAVORO COME SOTTOSCRITTO DAL SINDACO CON I SINDACATI TRATTANTI.

Vero è che l’ORSA con la prima versione del Salva Messina, giustamente definita macelleria sociale, riteneva preferibile il dissesto; perché a parità di sacrifici e licenziamenti, almeno si sarebbe dimezzato il debito. Adesso lo scenario è diverso, col nuovo salva messina (se il comune riesce a concludere le transazioni con i creditori) a parità di sacrifici e con il debito dimezzato come nel caso del dissesto, COL SALVA MESSINA DI ULTIMA STESURA C’E’ LA CONVENIENZA CHE NON SI PERDONO POSTI DI LAVORO.

In conclusione, all’inizio del confronto “tifare” dissesto aveva un senso ma, a conti fatti, vista la rimodulazione del piano di riequilibrio che tutela l’occupazione e tenuto conto della “condicio sine qua non” della Corte dei Conti che anche col piano di riequilibrio impone di dimezzare il debito attraverso le transazioni, di fatto CADONO TUTTE LE CONVENIENZE DEL DISSESTO IDEOLOGICO, facile da sostenere a tutti i costi solo dal punto di vista di chi, in caso di dissesto, non rischia la disoccupazione. In questi casi sembra di rivivere l’atmosfera dei mondiali di calcio, in quella fase, comodamente seduti in poltrona davanti alla TV, con pop-corn e coca cola, siamo tutti allenatori ma poi IN CAMPO CI VANNO GLI ALTRI…

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