Salva Messina: tutto passa per l’accordo con i creditori. Il rischio dissesto sta nella “qualità” del debito

De Luca: “Basterebbe vendere immobili per un valore di 150 milioni di euro e Messina sarebbe fuori dai debiti in soli 5 anni”

Messina, 24 novembre 2018 – di Giuseppe Bevacqua

La rimodulazione del piano di riequilibrio edizione De Luca delinea un debito certo ed esigibile di 112.352.570.14 euro, cifra incrementata di 132.351.978.58 euro che rappresentano quelli accertati nelle partecipate, per un totale di debiti di 244.704.548.72. Ma è la qualità del debito a preoccupare Cateno De Luca. La mole debitoria è infatti detenuta per la maggior parte dall’Erario e dagli istituti previdenziali. Debiti per i quali dunque l’unico accordo possibile è la rateizzazione. Si perché non è certo il momento di dichiarare vittoria ma di tenere il punto e di risolvere adesso il nodo nodo dell’accordo con i creditori dell’Ente. La proposta di De Luca sarà quella di smobilizzare il debito e di renderlo liquidabile mediante rateizzazione in 15/20 anni o abbattimento al 50% e pagamento ad aprile 2019. Una strategia che si fonda sull’incertezza di incasso da parte dei creditori in caso di dichiarazione di dissesto. In questo caso infatti i creditori del Comune di Messina potrebbero incassare solo una sensibilmente minore percentuale del debito ed in tempi molto lunghi. De Luca sostiene di poter raggiungere, quindi, un accordo che potrebbe abbattere  in buona parte i debiti certi, liquidi ed esigibili che gravano sul Comune, anche perché, sono parole del sindaco “se si facesse azione di recupero esecutivo sull’Ente per una cifra superiore ai 50 milioni non potremmo fare altro che dichiarare il dissesto”. Bisogna agire subito dunque e De Luca ha dichiarato che già da lunedì prossimo incomincerà ad incontrare personalmente i creditori per mettere sul tavolo la sua offerta: “metà subito e stralcio del debito o rateizzazione“.

E poi c’è l’incognita parere del Ministero e della Corte dei Conti: si è già rischiato ieri sera quando per “motivi tecnici” il piano di riequilibrio è stato inviato a soli due secondi dalla scadenza delle ore 24.00, termine ultimo per l’invio. Valido quindi solo per un soffio l’invio telematico del piano. Adesso dopo il parere del Ministero l’invio alla Corte dei Conti che entro marzo dovrebbe esprimersi sul futuro di Messina. Il fantasma Catania incombe sui pensieri del sindaco, e quest’ansia, fatta anche emergere dal Movimento 5 Stelle con il comportamento in aula, si legge nei numeri del piano. Si legge in quegli accantonamenti aumentati di circa 50 milioni rispetto al vecchio piano, per far si “da dimostrare” dice De Luca “che siamo pronti a far fronte ad eventuali disallineamenti”. Venti anni di accantonamenti, di fondi da reperire nei tagli e nei risparmi. Primo tra tutti quello che spicca tra i valori oggi letti in conferenza stampa: il risparmio derivante dalla rimodulazione dei servizi sociali, una rivoluzione che togliendo la gestione alle cooperative ed internalizzandole con la nuova Messina Social City, almeno in termini di numeri, vale oltre 100 milioni di euro di risparmio. Ed a chi ha fatto notare che “tanto però il servizio deve essere erogato lo stesso e costa ugualmente” De Luca ha ricordato che solamente escludendo dal “sistema” le coop “il Comune ha già risparmiato 2 milioni di euro l’anno”. Ma c’è dell’altro: “internalizzando i lavoratori delle coop si potrà anche meglio gestire il turn over dei dipendenti comunali con una gestione più ottimale delle risorse e senza fare nuove assunzioni”. Ed è qui che sta il risparmio maggiore e senza fare macelleria sociale. Insomma De Luca sembra aver raggiunto la quadra per salvare la città da un dissesto che se venisse dichiarato decreterebbe automaticamente le sue dimissioni da sindaco. Pertanto De Luca ci ha messo la faccia, “ed io le mie responsabilità me le sono prese” dichiara il sindaco, alludendo alle note dei pentastellati.

La soluzione anticipata e la rinascita economico finanziaria di Messina? Il miracolo potrebbe ancora esserci e passa attraverso la nuova Agenzia per il patrimonio del Comune. “Basterebbe vendere immobili per un valore di 150 milioni di euro e Messina sarebbe fuori dai debiti in soli 5 anni” dichiara De Luca. Gli accantonamenti annuali infatti sommano a circa 25 milioni di euro l’anno ed in effetti una tale disponibilità abbrevierebbe di ben 15 anni il percorso del piano di riequilibrio. Perchè non utilizzare il dipartimento partimonio del Comune e creare una nuova partecipata? “Perchè il dipartimento non funziona, anzi non esiste. Non ha le risorse di professionalità capaci di affrontare il percorso di valorizzazione di un portafoglio immobiliare del Comune di Messina che ammonta a ben 800 milioni di euro”.

In ultimo la lotta all’evasione. A tal proposito De Luca dichiara: “abbiamo bisogno di 50 messi notificatori. Ma al momento ne abbiamo solo 4”.

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