Papa Francesco ai giovani “scusateci,spesso non vi abbiamo ascoltato”

CITTA’ DEL VATICANO, 28 OTT – “Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie”. Lo ha detto papa Francesco nella messa in San Pietro per la chiusura del Sinodo sui giovani. “Come Chiesa di Gesù – ha affermato – desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose: che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti”.
Commentando il Vangelo nell’omelia, il Papa ha posto l’accento su “tre passi fondamentali” per “aiutare il cammino della fede”, indicando che il primo è “ascoltare”. “È l’apostolato dell’orecchio:
ascoltare, prima di parlare”, ha osservato, laddove molti dei discepoli di Gesù “preferivano i loro tempi a quelli del Maestro, le loro parole all’ascolto degli altri: seguivano Gesù, ma avevano in mente i loro progetti”. “È un rischio da cui guardarsi sempre – ha avvertito Francesco -. Per Gesù, invece, il grido di chi chiede aiuto non è un disturbo che intralcia il cammino, ma una domanda vitale”.

“Quant’è importante per noi ascoltare la vita! – ha proseguito – I figli del Padre celeste prestano ascolto ai fratelli: non alle chiacchiere inutili, ma ai bisogni del prossimo. Ascoltare con amore, con pazienza, come fa Dio con noi, con le nostre preghiere spesso ripetitive. Dio non si stanca mai, gioisce sempre quando lo cerchiamo. Chiediamo anche noi la grazia di un cuore docile all’ascolto”.

“Dopo l’ascolto, un secondo passo per accompagnare il cammino di fede: farsi prossimi”, ha detto il Papa nella messa di chiusura del Sinodo. “La fede passa per la vita – ha spiegato -. Quando la fede si concentra puramente sulle formulazioni dottrinali, rischia di parlare solo alla testa, senza toccare il cuore. E quando si concentra solo sul fare, rischia di diventare moralismo e di ridursi al sociale. La fede invece è vita: è vivere l’amore di Dio che ci ha cambiato l’esistenza”. Secondo Francesco, “non possiamo essere dottrinalisti o attivisti; siamo chiamati a portare avanti l’opera di Dio al modo di Dio, nella prossimità: stretti a Lui, in comunione tra noi, vicini ai fratelli”. “Prossimità: ecco il segreto per trasmettere il cuore della fede, non qualche aspetto secondario”, ha insistito:
“Farsi prossimi è portare la novità di Dio nella vita del fratello, è l’antidoto contro la tentazione delle ricette pronte. Chiediamoci se siamo cristiani capaci di diventare prossimi, di uscire dai nostri circoli per abbracciare quelli che ‘non sono dei nostri’ e che Dio ardentemente cerca”.
“C’è sempre quella tentazione che ricorre tante volte nella Scrittura: lavarsi le mani – ha aggiunto il Papa -. È quello che fa la folla nel Vangelo di oggi, è quello che fece Caino con Abele, è quello che farà Pilato con Gesù: lavarsi le mani. Noi invece vogliamo imitare Gesù, e come lui sporcarci le mani”. (Fonte ANSA – Foto Sanfrancescopatronoditalia).

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