SALVA MESSINA – CISL, CISAL, UGL e ORSA hanno scelto di “vedersela tutta”, prima di protestare bisogna capire contro cosa si protesta.

Il confronto sul piano di riequilibrio è entrato nel vivo dei numeri e nell’analisi dei dettagli, la scelta di accettare la discussione con l’amministrazione comunale è onerosa, sarebbe stato più agevole personalizzare la lite col sindaco, abbandonare la trattativa all’esordio, glissare ogni responsabilità e fomentare il conflitto fine a se stesso con slogan scontati ma sempre efficaci: “macelleria sociale, licenziamenti, privatizzazioni” che, alla luce dei fatti, oggi non trovano riscontro nell’avanzamento dei lavori in Consiglio Comunale e nel tavolo con le parti sociali.

Messina, 27 ottobre 2018 – nota congiunta

Al confronto col sindaco è rimasto un fronte sindacale singolare, forse inedito, è presente un pezzo di ogni realtà della rappresentanza: la confederazione tradizionale, gli autonomi e il sindacato di base. CISL e CISAL hanno firmato il “Salva Messina” UGL e ORSA no, si registrano posizioni diverse ma nessuno è stato escluso dal confronto e nessuno ha sottoscritto assegni in bianco al sindaco. La partita è ancora aperta e nell’interesse dei lavoratori bisogna stare in quel tavolo per non fornire alibi che giustificherebbero prese di posizione unilaterali da parte dell’amministrazione. Si può dire ogni male di questa giunta comunale ma parlare di assenza di democrazia e rifiuto del dissenso è paradossale, prima d’ora non si era mai visto un confronto di tale importanza partecipato da tutti, anche dal basso, con una presentazione dei bilanci trasparente, trasmessa in diretta a tutta la città, a disposizione di chi avesse argomenti certificati per confutarne la veridicità  nelle sedi deputate. A De Luca va almeno riconosciuto il coraggio di confrontarsi con tutti, non si può dire lo stesso dei governi “libertari” che sceglievano le controparti e i bilanci malati erano blindati nelle segrete di Palazzo Zanca.

I numeri presentati dal sindaco vanno oltre il dramma sociale, solo per fare qualche esempio, il debito ATM dal 2014 al 2018 ammonta a € 29.346.964, il totale del disavanzo di gestione dell’azienda trasporti è di € 51.450.010 e per anni non sono stati versati i contributi previdenziali. La perdita di Messinambiente nel 2017 è di € 8.000.000, oltre in noto concordato  che se non dovesse giungere a buon fine causerebbe un buco di 110 milioni foriero di dissesto. Al Momento la massa debitoria totale si attesta a € 505.074.826 mentre gli accantonamenti al 31/12/2018 e le misure/interventi previsti dovrebbero produrre risorse per € 215.812.483, la differenza fra debito e risorse è in passivo di € 19.329.022, somma da reperire ogni anno con ogni strumento disponibile.

Piaccia o no, sono questi i bilanci ufficializzati dall’Amministrazione votata per governare la città e se nessuno riesce a certificare che De Luca esagera a descrivere le passività, bisogna confrontarsi con tale realtà. L’eventuale dissesto è una condizione oggettiva che non spetta al sindacato stabilire, pertanto il dibattito sul piano di riequilibrio è strada obbligata. Le Organizzazioni Sindacali come dovrebbero affrontare, in modo serio, la situazione che si è venuta a creare? Con slogan consumati buoni per ogni occasione? Oppure evitando di valutare sprechi ed errori del passato e ripetere in modo autistico che con Foti circolavano più Autobus? Restare al tavolo delle trattative è servito a cambiare impronta al piano di riequilibrio, chi non c’era si è perso passaggi fondamentali e rischia di portare avanti rivendicazioni già superate nei tavoli di confronto. La protesta di piazza è una risorsa preziosa per il sindacato, l’arma in più quando fallisce l’ultimo tentativo di mediazione; chi orienta il dissenso con l’allarmismo e l’eloquio tendenzioso riesce anche a cavalcare l’onda momentanea ma bisogna prestare la massima attenzione, la piazza non è un soggetto inanimato, pulsa, è dinamica, è intelligenza collettiva, si mobilita, protesta e mette ansia alla controparte, può essere l’arma vincente ma con la piazza bisogna essere onesti, se la sobilli con falsi obiettivi, solo per mostrare i muscoli, all’inizio ti segue ma poi ti si rivolta contro.

La maratona di confronti nelle ore notturne ha orientato il piano di riequilibrio dal punto di vista sociale, voci inaccettabili inserite nella prima versione del “Salva Messina” sono state cassate,  non è il documento dell’anno, è solo l’extrema ratio prima  del dissesto, ma gli emendamenti del sindacato e del consiglio comunale ne hanno modificato la rotta, dal cinismo dei numeri si è passati alla valutazione dei bisogni, si sta provando seriamente a evitare la macelleria sociale.

Nella versione definitiva del “Salva Messina” non si parla di esuberi e licenziamenti ma di ricollocazione dei lavoratori, sono state inserite garanzie per i livelli occupazionali nei servizi comunali, è prevista la stabilizzazione dei precari e l’aumento delle ore a full-time fino al massimo consentito dai CCNL per i dipendenti comunali e delle partecipate. Nei servizi sociali il sistema delle cooperative sarà superato con l’internalizzazione dei lavoratori e senza ricorrere ai contratti di solidarietà, il taglio sarà del 35% e non del 50%, compensato interamente con i fondi extrabilancio. Sono stati eliminati i tagli previsti nel precedente piano della giunta Accorinti per l’Atm. L’Azienda trasporti sarà interamente pubblica e sono previste maggiori risorse. Sono previste risorse destinate ad investimenti e sviluppo anche per l’AMAM ed è confermato l’impegno per la gestione in ati del servizio idrico della città metropolitana.  Si punta a maggiori entrate per le casse comunali attraverso la lotta all’evasione fiscale.

Resta ovvio che il recupero della massa debitoria prevede anni di sacrifici per la cittadinanza, non avremo più autobus in circolazione alle quattro del mattino ma vengono meno i presupposti per l’allarmismo generalizzato e la protesta senza se e senza ma, si è raggiunta una condizione di equilibrio dove, se non interviene il dissesto, nella consapevolezza del sacrificio tutto è perfettibile, anche in corso d’opera.

Nonostante la diversità di vedute, manteniamo assoluto rispetto verso le organizzazioni sindacali che hanno abbandonato il tavolo e provano a trovare soluzioni con strumenti alternativi, la piazza che si mobilita è pur sempre un segno vitale anche se non si condividono le motivazioni, in ogni caso il dissenso va rispettato ma stesso rispetto pretendiamo per chi resta in quel tavolo e ci mette la faccia assumendosi responsabilità e rischi del caso.

CISL CISAL UGL ORSA
Genovese Fotia

 

Sciotto Massaro

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