Messina e la povertà – Parliamo della Mensa di Sant’Antonio. Il 46% dei messinesi a rischio indigenza

FORUM DELLE DONNE: I dati impietosi forniti da CARITAS e CGIL fotografano una Messina che affoga

Messina, 29 settembre

La lunghissima crisi economica che da quasi 10 anni tiene in ostaggio l’Italia ha colpito in modo devastante anche la nostra città. Secondo i dati più recenti forniti dalla Caritas, negli ultimi 7 anni Messina conta 10.000 abitanti in meno, ha perso quasi 25.000 posti di lavoro, mentre oltre 5.000 aziende hanno chiuso i battenti.
Stando ai dati diffusi da poco dalla CGIL,+ dal 1991 al 2016 la popolazione residente nella provincia di Messina è diminuita di 40.155 abitanti. Nel 2016 i nati sono stati inferiori ai morti, cosa che di solito si verifica durante la guerra.

Aumenta la fascia degli over 65, che passa dal 20,2% al 22,1% della popolazione totale. A fronte di una media nazionale nel periodo 2008-2016 di perdita di occupazione dello 0,5%, dell’8% , nella nostra provincia si sono persi 22.488 posti di lavoro pari all’11,1%.
Il 46% della popolazione messinese è a rischio povertà, i giovani scappano per cercare la propria realizzazione professionale fuori dal nostro territorio, che ha il reddito pro-capite più basso della Sicilia ed è al 107esimo posto delle province italiane e che ha una spesa sociale pro-capite di 137,17 euro rispetto ai 246 della media nazionale e ai 464 di Trieste.
I dati forniti dalla Caritas e dalla CGIL di Messina nel 2018, confermano quindi che Messina è in controtendenza rispetto alle altre Città Metropolitane e che ha sofferto maggiormente la crisi rispetto anche alle altre province siciliane. Mancanza di posti di lavoro, problematiche abitative, baraccopoli, impossibilità ad accedere al servizio sanitario e ai beni e servizi primari: questa è una città che non garantisce quei diritti costituzionalmente garantiti.
Bambini e adolescenti sono condannati a un destino che si tramanda da padre in figlio, senza alcuna opportunità di riscatto sociale, culturale ed economico, senza poter aspirare a un futuro migliore.
“Registriamo la continua distanza delle istituzioni che in questo contesto non hanno compreso l’importanza del lavoro dei volontari -spiega Flavia Ilacqua, una delle promotrici del Forum delle Donne Messinesi e volontaria della Mensa di Sant’Antonio. Un grande esempio di solidarietà e di aiuto a numerose famiglie che versano anche in povertà assoluta. Inizialmente la mensa forniva pasti per 40-60 persone, attualmente garantisce 300 pasti a sera, è aperta tutti i giorni, i volontari sono organizzati in turni e assiste 50 famiglie i cui componenti sono totalmente disoccupati, non godono di alcuna misura di assistenza e che oltre alla cena ricevono aiuto anche per pagare qualche bolletta”.
Il 10% dei frequentatori della mensa usufruisce di una pensione di invalidità di 290euro mensili, un altro 10% gode di una pensione che va dai 500 agli 800 euro, mentre c’è un 20% di donne che ha il marito agli arresti domiciliari.
I nuovi poveri sono il frutto della perdita del posto di lavoro e molti di loro non hanno nulla perché lo Stato non eroga alcuna misura di sostegno economico a chi ha perso tutto .

“Se non ci fossero i volontari a occuparsi di queste persone ferite e umiliate dalla vita -continua Flavia Ilacqua- in questa città la situazione potrebbe esplodere in modo drammatico. Purtroppo le istituzioni cittadine non hanno fatto molto per la mensa di Sant’Antonio e anche l’amministrazione Accorinti è stata piuttosto assente. Vista l’importanza di questa iniziativa, speriamo in un comportamento opposto da parte della nuova Giunta”.

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