De Luca “siamo al dissesto”. La chiave è un Piano di Riequilibrio che forse non serve più

Messna, 28 settembre – di Luigi Sturniolo

Che De Luca il sindaco lo sappia fare (e, soprattutto, se questo si tradurrà in un miglioramento delle condizioni di vita dei messinesi) lo sapremo a consuntivo del suo mandato (questo, se alla fine non si dimetterà; il prossimo, se dovesse essere rieletto in caso di conferma delle sue dimissioni).

Di certo, comunque, sa giocare al gatto col topo con il Consiglio comunale.

Sull’Agenzia sul risanamento ha vinto e, presumibilmente, vincerebbe anche (magari con qualche aggiustamento, visto la mole degli emendamenti) sul Regolamento del Consiglio comunale, ma il suo percorso va dritto alla madre di tutte le questioni: il Piano di riequilibrio. Lo ha detto in conferenza stampa (“io sono già oltre”) e l’ordine del giorno proposto al Presidente del Consiglio comunale per il 6 ottobre (due giorni dopo scatterebbero le dimissioni) rende esplicito il suo intento.

Al primo punto la Relazione di inizio mandato (formalità prevista per legge, che contiene una valutazione dello stato finanziario dell’ente). Al secondo e al terzo le misure economico-finanziarie urgenti e le sue dimissioni. E il terzo punto, evidentemente, dipende dal secondo.

“Il consiglio comunale deve decidere se vuole salvare la città oppure no … non si rendono conto degli atti falsi che hanno votato quando erano consiglieri comunali … il Piano di rimodulazione è falso”, queste le sue parole. Da queste si evince che egli chiederà al consiglio comunale un impegno sostanziale del Consiglio nella rimodulazione (ha 60 giorni di tempo dalla Relazione di inizio mandato) di un Piano di equilibrio che ha fallito. Che quest’ultima considerazione sia corretta è testimoniato dal fatto che nel Piano di Riequilibrio che spalmava i debiti in 20 anni (2018) e che non è stato approvato dal Consiglio Comunale sono presenti i risultati reali in quanto vengono riportati (fino al 2016) dati conclamati dall’approvazione dei bilanci consuntivi dei primi 3 anni, nel corso dei quali vengono recuperati 62.860.000 euro (meno del 16% della massa debitoria).

Meno corretta è l’equiparazione del riequilibrio finanziario con la salvezza della città. I Piani di riequilibrio, infatti, salvano gli amministratori, i dirigenti e i creditori, ma condannano i cittadini a anni di lacrime e sangue. E, probabilmente, è questo che De Luca chiederà al Consiglio comunale, un’accentuazione delle misure d’austerità, fatte di privatizzazione dei servizi e delle società partecipate, esuberi, tagli e dismissioni di patrimonio pubblico.

De Luca, però, si trova in una contraddizione che potrebbe apparire meramente semantica, ma che invece è terribilmente sostanziale. Nelle dichiarazioni successive alla conferenza stampa sul nuovo piano d’esercizio dell’Atm ha dichiarato che “siamo in dissesto”.

Soprassedendo sulla querelle tra il sindaco e l’ex assessore al bilancio Signorino sul tesoretto di 50 milioni che se fosse tale rimpolperebbe significativamente il Piano di Riequilibrio, ma che si riferisce, probabilmente, ad una diversa valutazione del riaccertamento dei residui e in quanto tale ha tempi asimmetrici rispetto a quelli del Piano, se le cose stanno effettivamente così egli dovrebbe trarne le conseguenze e il Comune dovrebbe dichiarare il dissesto. La norma, infatti, dice che se l’ente si trova in condizioni che possono condurre al dissesto e non è in grado di effettuare un riequilibrio con gli strumenti ordinari di bilancio può accedere ad una procedura che si concretizza nell’approvazione di un Piano di un riequilibrio (quello votato dal Consiglio comunale di Messina ha la durata di 10 anni, ma può essere esteso a 20). Nel caso in cui, invece, l’ente locale si trova già in una condizione di dissesto questo diventa un obbligo di legge. De Luca e i Consiglio non si trovano, dunque, di fronte ad una scelta, ma ad una valutazione della situazione economico-finanziaria del Comune.

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