I Giovani ed il Futuro: il coraggio di avere coraggio dei nostri figli. Storia di FABIO

14 settembre – di Giuseppe Bevacqua

Non c’è più alcuna certezza. Non ci sono strade tracciate da genitori con busta paga e pensione certa. Non ci sono più percorsi didattici tradizionali che garantiscono, dopo la laurea, nell’ordine, lavoro, reddito, autonomia, famiglia, figli, in una parola futuro. Sono rimasti, di questo “sistema” ormai distrutto, solo pochi nonni, ultimo baluardo di un’economia drogata che dagli anni ’60 ad oggi ha pian piano distrutto ogni possibile futuro delle nostre nuove generazioni, passando per quella dei “giovani” cinquantenni. E noi cinquantenni non saremo domani gli “utili” nonni di oggi. Esiste invece la crisi, ormai da oltre 15 anni che non si è presa solo i nostri portafogli, il nostro entusiasmo, si è presa anche i nostri figli ed il loro amor proprio.

Attendono. Scoraggiati si perdono nell’inerzia del “tanto è inutile”. Un atteggiamento che produce solo un tragico avvitamento in probabili depressioni, in possibili pericolose devianze. Perché di attesa si può anche morire. Unico duplice risultato: la disperazione o la fuga.

Sono morte le vecchie professioni: non dico certo nulla di nuovo con questa affermazione, ma bisogna dircela ad alta voce questa realtà. Avvocati, commercialisti, professionisti dove il ricambio generazionale è solo per i “figli dei padri” e che non lascia spazio a nuovi nomi. Quelli in gioco sono sempre gli stessi. Non ci sono aziende nella nostra città, nella nostra Sicilia. Non ci sono industrie, non ci sono assunzioni. Solo clientelismo ed anche le “solite raccomandazioni” sono ormai una leva che non funziona più. E se funziona immette giovani capacità in un sistema immeritocratico fatto di puro e semplice sfruttamento.

Non c’è il Governo. Non è all’altezza di risolvere il problema. Non è capace, chi siede sugli scranni del potere, di ricordarsi di quanto l’economia reale sta dibattendosi in una agonia ormai strutturale ed endemica. Non risolve il Governo.

Ma allora cosa fare? Cosa dire ai nostri figli? Che bisogna avere il coraggio di andare oltre. Che dietro il buio può arrivare luce solo se la si cerca. Anche se spesso è lontano da casa. Bisogna mettersi in gioco e crederci davvero. Non permettere a nessuno di dire cosa possiamo e cosa non possiamo fare. La strada giusta spesso è solo quella in cui costanza e coraggio sono le scarpe ai piedi.

Così ha fatto Fabio. E dietro, spettatrice incredula e fremente sua madre, che ieri mi ha scritto.

Fabio è un ragazzo di 22 anni, con alle spalle la fatica di sua madre di un rapporto d’amore e “di fuoco” come lo definisce lei che improvvisamente si interrompe dopo 17 anni. Di qui il trasferimento in Spagna, a Barcellona.

“Dopo un unione di 17 anni di fuoco! Decido di lasciare il mio compagno con l approvazione anzi con la spinta di mio figlio. Da quel giorno ci siamo trovati soli in tutti i sensi con enormi difficolta’ anche se io appartengo ad una famiglia di quelle che una volta si dicevano borghesi!” scrive Mariella, la mamma di Fabio.

Soli ed in difficoltà. Una donna e suo figlio. Senza lavoro e senza futuro certo. Ed in un altro paese. Un filo sul quale il migliore equilibrista sa che ogni passo può essere fatale se non è quello giusto.

Dopo anni di vicessitudini due anni fa ci siamo trasferiti in Spagna e precisamente a Barcellona, Fabio aiutato da sua sorella che gia’ viveva qui’ e da un ottimo inglese inizia a mandare curricula alle grandi aziende, dopo un mese e’ stato assunto da Hewlett Packard Enterprise (HPE) dove si e’ subito distinto tanto da diventare senior in meno di un anno. Gia’ mesi fa fu cercato dalla Gartner Inc. una società per azioni multinazionale leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell’Information Technology.

Oggi dopo una durissima selezione (solo il 5% dei selezionati la supera) e’ stato ufficialmente assunto come manager con un contratto di 52K annui, superando candidati piu’ grandi di lui con tanto di master alle spalle. Io credo esistano delle persone che hanno una “dote” non so quale sia quella di mio figlio ma sono certa che tanti altri ragazzi l’abbiamo senza saperlo!

Vorrei infatti che nessuno si scoraggiasse per le difficolta’ della vita e che facciano sempre tesoro delle proprie ambizioni, 22 anni sono pochi molto pochi e se ce l ha fatta mio figlio anche altri possono basta crederci. Ecco in maniera concisa e sgrammaticata le ho raccontato la storia di un ragazzo Messinese che ce l’ha fatta”. Mariella

Spesso da cupa disperazione, dolore e fatica, dal buio arriva la luce, inaspettatamente. Ma mai da sola. Non cade dall’alto. Costanza, perseveranza e CORAGGIO. Sono queste le uniche certezze dei nostri figli. E risiedono dentro di loro. Ricordiamoglielo sempre. Grazie a Mariella. In bocca al lupo a Fabio ed a tutti i nostri figli.

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